Palma, compositore napoletano, di cui Martinelli racconta il seguente aneddoto. Un usurajo, al quale doveva egli una ragguardevole somma, essendo venuto per farlo arrestare, Palma gli si mise a cantare dinanzi accompagnandosi al cembalo. Il suo canto produsse tal effetto sul cuore del creditore, che in vece di riscuotere il pagamento della somma, consentì a prestargliene un'altra. Ciò che reca maggior maraviglia, come osserva il Martinelli, si è che Palma fè quel prodigio tuttocchè fosse infreddato: che non avrebbe egli fatto se avesse avuta la voce libera? il che prova abbastanza il potere della musica. Costui fioriva nella medietà dello scorso secolo. Vi ha vivente tuttora un altro cel. compositore, Silvestro Palma, che verso il 1802 scrisse la musica del dramma burlesco La Pietra Simpatica, nel quale si distingue una graziosa polacca Sento che son vicino: vi ha ancora di lui una farsa: la Sposa contrastata.

Paolucci (P. Giuseppe), scolare del Martini in Bologna, era come costui minor conventuale; fu dapprima maestro di cappella in Venezia e poi del suo convento in Assisi, dove morì nel 1775. Egli è autore dell'Arte pratica di contrappunto, 2 vol. in fol. Venezia 1765; che si ha in conto d'una eccellente opera: rapporta degli esempj cavati da' migliori maestri d'armonia, e vi unisce de' dotti comentarj. Eximeno, Sacchi, e Martini lo citano con elogio.

Parenti (Francesco), nato in Napoli nel 1764, studiò il contrappunto nel conservatorio della Pietà sotto Sala, l'ideale con Giac. Tritta, e l'accompagnamento col maestro Tarantina. Egli ha scritto in Italia della musica sopra drammi serj e burleschi, che ha avuto del successo, principalmente in Roma dove si giudica a tutto rigore dei Compositori: Antigono; il Re pastore; la Nitteti, e l'Artaserse; la Vendemia; il matrimonio per fanatismo; i Viaggiatori felici. Nel 1790 egli portossi in Parigi, e dopo avere scritto per il teatro dell'Opera Comica, nel 1802 ne divenne il maestro di cappella e direttor della musica. Egli dà quivi lezioni di canto secondo il metodo di la Barbiera, detto il Siciliano e maestro della Pietà.

Parran (Antonio), gesuita, diè al pubblico Traité de musique, contenant les préceptes de la composition, Paris in 4º, 1746. Quest'opera, male ideata e peggio compilata, non ebbe che un'efimera riputazione.

Pasquali (Niccolò) nel 1762 pubblicò in Amsterdam una mediocre istruzione sull'accompagnamento, col titolo: La Basse-continue rendue aisée. Lustig dopo dieci anni ne diè una seconda edizione con aggiungervi molti esempj, in francese ed in olandese. Comparve anche in Londra col titolo: The thorough Bass made easy, by Pasquali, in fog. 1780.

Passeri (Giov. Battista) nacque in Farnese nel 1694, fu discepolo del cel. Gravina in Roma; ed intimo amico del Metastasio, del Rolli, e d'altri de' primi ingegni, che fiorivano in que' tempi in Roma. Egli è celebre per le sue opere, noi non faremo menzione che di quella ch'egli pubblicò in Roma nel 1770, De Musicâ veterum Etruscorum. Tra gli altri suoi manoscritti lasciò un Lexicon musicum: fu anche l'editore delle opere di musica del cel. Giambattista Doni, stampate in Firenze nel 1763; absoluta studio et operâ Io. Bapt. Passerii. Morì in Pesaro nel 1780.

Pau (Monsign. Felice). Vescovo di Tropea nella Calabria, di cui abbiamo alcune eruditissime lettere sull'antica musica dirette al Sig. Saverio Mattei, nelle quali impugna la costui opinione sulla superiorità degli antichi in quest'arte su i moderni. Anche il celebre Metastasio, tuttochè amicissimo del Mattei, mostrò in alcune sue lettere le difficoltà che aveva di abbracciare il suo sentimento. Questo carteggio, nel quale da tre singolari ingegni viene discussa tal questione, si trova nel tom. 8 delle opere del Metastasio dell'edizione di Napoli 1782. Nelle lettere di Mons. Pau e nelle risposte del Mattei oltre alla pulitezza con cui vien agitato quel punto, si trova immensa erudizione e dottrina. “Sommamente mi son dilettato, scrive il Metastasio al Mattei, attentamente considerando il musico-filosofico carteggio, che si è compiaciuta comunicarmi. Ho ammirate ed invidiate le forze di due valorosissimi atleti, che non meno nell'assalire, che nello schermirsi mostrano il lor magistero nell'arte. Mi hanno obbligato ad ondeggiar lungo tempo fra le opposte loro sentenze: ciascuna di esse mi avrebbe rapito sola ma avendomi assalito unite, l'una mi ha difeso dalla violenza dell'altra: onde senza aver cambiato di sito, mi trovo tuttavia fra le stesse antiche dubbiezze, ec.” Era necessaria la sveltezza d'ingegno e la somma erudizione del savio Mattei per sciogliere le difficoltà proposteli da due sì potenti contradittori, dice a questo proposito l'Eximeno, presso il quale può vedersi dottissimamente trattata la medesima questione. (V. P. II. L. 1, p. 353.)

Pavesi, maestro di cappella vivente in Milano ha scritto molte opere, che hanno avuto gran successo in diversi teatri d'Italia. Nel magazino del Ricordi vi ha di lui I Cheruschi; Elisabetta d'Inghilterra, drammi serii. La festa delle rose; L'Incognito; Ser Marcantonio, buffi. L'Avvertimento ai gelosi; L'Amante anonimo; L'accortezza materna; La forza de' Simpatici, farse.

Pellegrini (Anna Maria Celoni). Romana, donna assai culta ha fatti de' profondi studj sulla musica: nel 1810 pubblicò ella in Roma Grammatica, o siano Regole di ben cantare, dedicata a S. A. S. il principe Federico di Saxe-Gotha, alla quale gli Editori hanno fatto precedere il di lei ritratto inciso in rame dove viene rappresentata in atto di cantare accompagnandosi al clavicembalo con l'epigrafe tratta da Virgilio, Cantu vocat in certamina Divos. Quest'opera porta seco l'approvazione di tre bravi maestri, del Guglielmi allora maestro della cappella Giulia in S. Pietro, del Caruso maestro della cappella di Perugia, e del Nicolini, dandole tutti e tre l'elogio di avere trovate regole perfette in tutte le sue parti, ed atte a formare un bravo cantante. La prefazione, che essa ha posto in fronte del libro è assai ben pensata e scritta, eccone un saggio. “Innumerabili sono i cantanti, essa vi dice, ma i Timotei sono rarissimi. Da due ragioni credo io, che dipenda la scarsezza de' buoni cantanti: la prima dall'essere eglino la maggior parte sforniti di quelle generali nozioni, le quali fanno discernere ciò, che si canta: e l'altra dalla non sana maniera, che tiensi da molti, i quali impunemente si arrogano il dritto d'insegnare l'arte divina del canto, alla quale una volta si dedicavano solo i filosofi ed i Poeti di non volgar nome dotati. Potrebbesi all'anzidette ragioni aggiungere ancora la terza, ed è la sensibilità di cuore, la quale non è certamente uno de' più frequenti doni, che fa la natura ad un essere. Ciò posto sarà di mestieri, che in uno, che canta riuniscansi le tre qualità succennate cioè buon senso, buona maniera, e cuore sensibile, ec.”

Penna (Lorenzo) da Bologna, carmelitano della congregazione di Mantova, si applicò con successo allo studio della musica, e divenne membro della società filarmonica di Bologna. Nel 1674, pubblicò quivi Gli primi albori musicali, in 4.º di cui vi ha la quinta edizione del 1696. L'opera è divisa in tre libri, contiene il primo 21 capitoli, ne' quali tratta del canto figurato. Il secondo di 24 abbraccia la dottrina della composizione. Il terzo in 17 capit. tratta del basso-continuo. Nel 1689, pubblicò ancora in Modena il suo Direttorio del canto, in 4.º (V. Notizie sugli Scrittori di Bologna, tom. 6).