Ponzio (Pietro), nato in Parma nel 1532, abbracciò lo stato ecclesiastico. Dotato delle più felici disposizioni per le scienze, e le arti, e con ispezialità per la musica, fu chiamato circa 1550 a Bergamo per maestro di cappella della cattedrale, donde passò in Milano, e quindi fè ritorno in Parma, ove morì nel 1596. Abbiamo di lui Ragionamento di musica, Parma 1588, dedicato al conte Bevilacqua di Milano, gran partigiano della musica. Dialogo, ove si tratta della teoria e pratica di musica, dedicato all'accad. filarmonica di Verona, Parma 1595. Egli è diviso in quattro libri, e sono gli interlocutori il conte Alessandro Bevilacqua, il conte Sarego, ed il conte Marco Verità: opera pregevolissima per la dottrina di quel tempo.
Pope (Alessandro), celebre poeta inglese del secolo 18, di cui vi ha un'Ode sulla musica, per la festa di S. Cecilia, che è un'imitazione di quella di Dryden sullo stesso soggetto: M. Hennet nella sua Poétique Anglaise (3 vol. in 8, Paris 1806), e M. de Valmalète nel 1808, ne hanno data la traduzione francese.
Porfirio, filosofo nato a Tiro l'anno di G. C. 223, dimorò per alcun tempo in Sicilia, donde passò in Roma, ove morì sul cominciare del 4.º secolo. Egli scrisse molto sulla musica, alla maniera de' nuovi platonici, ne' suoi Commentarj sugli Armonici di Tolomeo, che il Dott. Wallis pubblicò il primo, benchè imperfetti, a Oxford nel 1699.
Porpora (Niccolò), uno de' più celebri maestri di Napoli, dove stabilì una scuola di canto, che ha forgiati i più gran cantanti del 18º secolo, come Farinelli, Cafarelli, Salimbeni, Hubert detto il Porporino, la Gabrieli ec. che si sono fatti ammirare in Europa quai prodigi di melodia. Egli era inoltre profondo nella teoria, e nella pratica del contrappunto, ed ebbe la gloria, essendo in Vienna in casa dell'ambasciatore di Venezia, d'insegnare al grand'Haydn la buona ed italiana maniera di cantare, e quella pure di accompagnare al cembalo, mestiere molto più scabroso di quello che si crede, e che pochi fra i maestri medesimi possiedono perfettamente. Nell'articolo di Carlo VI, e in quello di Haydn (tom. 2, p. 22, 199), abbiamo riferiti alcuni aneddoti relativi al Porpora; egli fu inoltre maestro in Dresda della principessa elettrice di Sassonia M. Antonia Valburga, alla quale dedicò poi l'Eximeno l'opera sua sulla musica. In questa corte ebbe tale stima il Porpora, che ne divenne infin geloso lo stesso Sassone: in Londra fu il rivale di Hendel. La chiesa, la camera e 'l teatro sono stati arricchiti da' suoi capi d'opera, e spesso i Pontefici hanno creduto di fare un dono gradito ai principi regalandoli di un originale di Porpora. Il carattere generale della di lui musica è il grande ed il serio: ma si è di accordo nel dire che quanto è maraviglioso nel cantabile, altrettanto è egli stentato negli accompagnamenti delle sue arie. Ciò però gli è comune con tutti i buoni maestri del suo tempo, Vinci, Leo, Pergolesi ec., perchè la semplicità e l'economia delle note, che costituiscono la grazia, e l'espressione del canto, rendono la musica instrumentale arida e scipita; ma tutti i compositori lo riguardarono sempre come loro modello nel recitativo, Porpora può dirsene il padre, egli trovò la vera declamazione musicale. Morì tuttavia in Napoli nell'estrema indigenza nel 1767, di 82 anni.
Porpora, altro maestro italiano dello scorso secolo, di cui raccontava il Jommelli, che sebbene non fosse stato sprovveduto di merito in riguardo alla cognizione teorica e pratica della musica, si rese però ridicolo per non capire il senso delle parole che metteva in note. Obbligato una volta a mettere in musica il Credo, alle parole Genitum, non factum, credette a proposito l'introdurvi il coro, il quale, mentre un cantante diceva da una parte, genitum, non factum, rispondeva, factum non genitum. Il pezzo fu eseguito, ed applaudito: ma qualcuno dinunziò Porpora all'Inquisizione come empio. Egli si difese con dire che non sapeva il latino, e sembrò di tanta buona fede, che i giudici, meno severi allora, che non l'erano trent'anni avanti, rimandarono via l'accusato. Un'altra volta dovendo mettere in musica l'aria Superbo di me stesso, fece che l'attore dopo aver detto questo primo verso, gridasse poi con enfasi, Andrò portando in fronte: seguiva una gran pausa, e non si sapeva ancora cosa andasse costui portando in fronte, quando con una uscita di corno gliela fece annunziar chiaramente in mezzo alle risa di tutto il teatro.
Porta (Costanzo), francescano di Cremona, fu condiscepolo del Zarlino sotto Adriano Willaert, e uno de' primi compositori del suo secolo per la musica di chiesa: il P. Martini facevane gran conto, comechè fosse più adatta a soddisfar l'occhio anzichè l'orecchio. Egli fu maestro di cappella a Padova, a Ravenna, e finalmente a Loreto, dove morì nel 1601.
Porta (Berardo), nato in Roma circa 1760, fu allievo del Magrini che lo era stato del cel. Leo. Egli fu dapprima maestro di cappella a Tivoli e direttore d'orchestra: compose molte opere, oratorj, e musica strumentale. Tornò quindi in Roma al servigio del principe di Salm ch'era prelato in quella corte, ed ebbe la sopravvivenza di Anfossi sì per i teatri, che per le cappelle, ma la rivoluzione gli fè perder tutto, e nel 1798 venne in Parigi, dove ha scritto più opere per quel teatro: egli vi si è stabilito, e vien riputato colà come uno de' migliori maestri di composizione.
Portogallo, compositore portoghese per teatro stabilito da più anni in Italia: nel magazzino del Ricordi in Milano vi ha di lui impressa la musica de' seguenti drammi: Il ritorno di Serse; Idante, opere serie. Lo spazza camino; la Donna di genio volubile; Oro non compra amore; I due gobbi, burlesche. Il filosofo; la maschera fortunata; il Ciabattino, farse.
Poulleau (M.) è l'inventore di un nuovo stromento a tasti, detto l'orchestrino, che è brillante, espressivo e canta assai bene. A siffatte pregevoli qualità unisce inoltre il vantaggio di potere imitare il violoncello e la viola in maniera a produrre una compiuta illusione. Benchè l'imitazione del violino sia di minor effetto, tuttavia un suonator di forte-piano produce con questo strumento egli solo l'effetto di un quintetto composto di due violini, viola, violoncello e basso. Poichè l'orchestrino sostiene e fila i suoni per mezzo di un arco, e fa passar quelli gradatamente dal piano al forte, e dal forte al piano, egli ha perciò la varietà di esecuzione del pari che gli stromenti ad arco nei canti, che esiggono delle note legate, staccate, sostenute, o pizzicate. La di lui forma è di un piccolo clavicembalo; le sue corde sono di budelli, ed il suo arco riceve movimento per mezzo di una ruota che si fa girare col piede.
Prandi (Girolamo), pubblico professore di filosofia morale, e di dritto di natura nell'università di Bologna, nel 1805 all'occasione del solenne aprimento delle scuole comunali filarmoniche di quella città recitò una dotta Orazione sulla musica. Rintraccia in essa l'origine prima di quest'arte, ne segue i progressi da filosofo osservatore, e tutti i vantaggi descrive di questo mirabile ritrovato, ch'egli attribuisce al tedio ed alla noja: il tutto è descritto con istile purgato e sublime.