Lampro d'Eritrea, celebre musico filosofo dell'antichità, ebbe la gloria di essere stato uno de' maestri nella musica di Aristosseno, che fu capo-scuola in questa scienza. Suida dice, che le più pregiate tra le sue opere erano quelle, che egli aveva scritto sulla musica, e che per disavventura si sono perdute. In una di queste opere egli trattava della musica in generale, in un altra De' suonatori di flauto, de' flauti e d'altri stromenti, e finalmente nella terza Sulla maniera di bucare, e costruire i flauti. Egli fioriva cinque secoli innanzi l'era volgare. Non bisogna confonderlo con un altro Lampro di lui più antico, e poeta-musico, di cui presso Platone (in Menex), dice Socrate di avere appreso la musica. Ateneo in oltre rapporta (lib. 1, Deipnos) che da questo Lampro apprese Sofocle la danza e la musica, e Corn. Nepote nella vita di Epaminonda, c. 2, dice che questo Lampro fecesi gran nome tra' musici.
Lampugnani (Giov. Batt.). Milanese, eccellente melodista nella prima metà dello scorso secolo, scrisse la musica di più drammi serj, come l'Ezio nel 1737, il Demofoonte nel 1738, Tigrane nel 1747, e Amor contadino nel 1760. Egli fu il primo che cominciò a lussureggiare negli accompagnamenti delle arie, come dice il Carpani (Lettera 4), e a dare maggior movimento agli stromenti.
Landini (Francesco), cittadino di Firenze divenuto cieco dall'infanzia, si diè per diporto allo studio del canto e de' musicali istromenti specialmente dell'organo, nel quale così valente egli era, che non veniva con altro nome chiamato che Francesco degli organi. Filippo Villani afferma nella sua vita, che al 1364 un re di Cipri il coronò d'alloro in Venezia come il più celebre organista del suo secolo (V. Bettinelli Risorgimento ec. Cap. 3 della Poesia t. 2, p. 150). Fu anche inventore di più stromenti. Egli non occupossi in oltre così della musica, che riuscito non fosse del pari illustre nella grammatica, nella dialettica, e nella poesia sì italiana che latina. Nella biblioteca Riccardiana in Firenze di lui conservansi manoscritti otto latini poemetti. L'ab. Mehus ne ha dato un saggio, come ancora pubblicò un di lui sonetto; alcune sue Rime trovansi sotto il nome di Franc. degli organi nella raccolta dell'Allacci. Lo stile de' suoi versi latini, a giudizio del Tiraboschi, non è di molto inferiore a quello del Petrarca. Morì in Firenze al 1380.
Langlé (Onorato Francesco), nato a Monaco nello stato di Genova nel 1731, all'età di 15 anni fu mandato in Napoli dal principe di Monaco, per apprendervi la composizione; entrò nel conservatorio della Pietà, e studiò sotto Caffaro uno de' migliori allievi del cel. Leo. Restò quivi otto anni, e ne divenne il primo maestro di cappella. Vi fece eseguire delle messe e de' mottetti, che meritaronsi gli applausi de' primi maestri dell'Italia. Nel 1768 venne a stabilirsi in Parigi, dove la musica ch'egli ha scritto per que' teatri acquistato gli hanno gran fama. Langlé è morto membro e bibliotecario del Conservatorio li 20 settembre del 1807, in età di 66 anni. Come teorico ha dato al pubblico molti trattati, che gli han fatto somma riputazione: 1.º Traité d'harmonie et de modulation, 1793; 2. Traité de la basse sous le chant, 1797; 3. Traité de la fugue, 1800; 4. Nouvelle méthode pour chiffrer les accords, nel 1801. (V. Mémoir. de l'Instit. Nation. tom. 2, e 3)
Lanzi (Petronio), maestro di cappella in Bologna, nel 1770 fu eletto a presedere il concorso, che i membri della Società Filarmonica, ed i compositori son usi di dare annualmente nella chiesa di S. Giovanni in monte, per l'esecuzione delle composizioni loro. Era questa la seconda volta che egli presedeva a questa lotta; ed i Kyrie e Gloria, che da prima eseguironsi, erano da lui composti. Da un suo Confitebor a 4 voci, che io ho avuto sotto gli occhi, si vede ch'egli scriveva con molta scienza, ma con poco gusto. Burney parla di lui nel 1º tomo de' suoi viaggi, p. 176.
Lasalette (Pier-Giov. de), antico generale di brigata, ispettore d'artiglieria, membro residente della Società Accademica di Grenoble, nel 1811 pubblicò in Parigi: Considérations sur les différens systèmes de la musique ancienne et moderne, et sur le genre enharmonique des grecs; avec une dissertation préliminaire, relative à l'origine du chant, de la lyre et de la flûte attribuée à Pan, in 8º. Abbiamo notizia di questa opera da un articolo di M. Champolion nel Magasin Encyclopédique an. 1811, e da un altro di M. Roquefort (Moniteur 21 mai 1811), dove si dice, che sia questa un'opera delle più importanti, che si siano scritte sinora sulla musica. M. Lasalette è autore eziandio d'una Sténographie musicale ou manière abrégée d'écrire la musique, in 8º, Paris 1805, che non ha avuto gran successo; e d'una Lettre sur une nouvelle manière d'accorder les forte-piano, ou plus généralement les instrumens à clavier, in 8.º, Paris 1808.
Lasceux (Gugl.), nato a Paissy nel 1740 di molto buona famiglia, allievo di M. Noblet per la composizione e maestro di cappella di S. Stefano del monte in Parigi, dove viveva ancora nel 1810, colla riputazione di buon compositore, specialmente per chiesa. Nel 1804 egli fece eseguire in S. Gervasio per la festa di S. Cecilia una sua messa a grande orchestra, e nel 1810 aveva disposto per le stampe Essai sur l'art de l'orgue, posto all'esame della classe delle Belle-Arti dell'Instituto.
Laso d'Ermione, poeta-musico assai celebre fiorì sei secoli innanzi l'era cristiana, e fu il maestro di Pindaro, e scolare di Pitagora. Egli fu il primo a scriver de' libri sulla musica che più non esistono. Teone di Smirna (De mus. cap. 12), dice che Laso ermionese, ed Ippaso di Metaponto tentarono e pubblicarono lo sperimento de' bicchieri or più, or meno pieni d'acqua, giusta i numeri armonici di Pitagora; e fecero palese ai Greci, suonandoli col bacchettino, la verità delle osservazioni del loro maestro intorno alle quantità proporzionali, corrispondenti a numeri, con cui aveva egli contrassegnati i tagli della corda armonica per la misura delle sei consonanze (V. Requeno, t. 1). Intorno alla verità di questo sperimento potrassi consultare il dottissimo ab. Andres nel 4º vol. dell'eccellente sua opera.
Lassus (Roland de), detto degli Italiani Orlando di Lasso, nacque a Mons nel 1520; apprese la musica e venne giovane in Italia, dimorò per alcun tempo in Sicilia, in Milano ed in Napoli, e vi fu maestro di musica. In Roma divenne maestro di cappella di S. Giov. Laterano. Errigo VIII lo accolse con onore in Inghilterra, e finalmente dopo aver ricevuto delle onorevoli distinzioni dall'Imperatore Massimiliano II, morì a Monaco nel 1594, colla riputazione di essere il primo soggetto dell'arte sua in un tempo, in cui la musica non era quel che è oggidì. I suoi contemporanei lo chiamarono la maraviglia del suo secolo, superiore ad Orfeo e ad Amfione. Il magistrato di Mons fecegli innalzare una statua nella parocchia di S. Niccolò, ove ragazzo aveva servito da cherico corista. Rodolfo de Lassus suo figlio pubblicò dopo la di lui morte, nel 1664 a Monaco l'opera la più stimata dagli intendenti, col titolo: Magnum opus musicum etc. Negli archivj musicali di Munich si conserva ancora un manoscritto prezioso delle opere di Orlando, adorno di superbi freggi e pitture. Forkel ha scritto la sua biografia nell'Almanacco di musica del 1784.
Latilla (Gaetano), maestro di cappella in Venezia, nacque in Napoli circa 1710. Giovane fu il rivale di Jommelli e di Galuppi nelle sue composizioni da teatro: ma conservò poi più che essi la maniera semplice e seria dell'antica scuola. Gl'Italiani l'hanno in conto de' migliori moderni contrappuntisti. Il d. Burney lo rincontrò in Venezia nel 1770. Egli era zio del cel. Piccini.