Rocco, colto il destro, s'allontanava con Tecla; i signori e i popolani, chi lieto, chi mal sazio, si dispersero ognuno verso casa sua; i due preti si fermarono a piè della salita del castello; e chi fosse stato dietro a un oratorio che ivi sorge antichissimo, avrebbe inteso don Marco continuare il suo discorso col pievano; il quale lo lasciava dire, come quegli fosse stato un vescovo, ed egli un chierichetto novizio.

«Le sarò grato—diceva don Marco—le sarò grato d'essersi persuaso; d'avere smessa l'idea d'esorcizzare quella povera giovane, perchè sarebbe morta di vergogna…. Ma ora ho un'altra cosa, per cui sarei venuto domani mattina a pregarla: e giacchè siamo qui…, mi dica…. a quella lettera d'oggi risponderà….?

«E come no?—sussurrava il pievano.

«Risponderei anch'io; ma mi dimenticherei di qualunque corruccio. Pensi, signor pievano, che là in quell'angolo della sua pieve, vive una povera madre, che non sa più a qual santo volgersi per un po' di pace. Io credo che la troverà nella tomba, perchè non durerà più a lungo. Ma un giorno quando gliela porteranno morta, a farla benedire, sotto le vôlte della sua chiesa: e il popolo che le vuol bene, la piangerà come una madre perduta; qual consolazione per lei, poter dire: io le ho fatto un beneficio, e questa donna lo deve a me se non è morta da tempo….?

«La signora….. povera donna, è degna di rispetto….—rispondeva don Apollinare:—ma lui, quel suo figliuolo, quell'insolente che farebbe ingiuria al paradiso…! Qui il pievano s'accendeva, ma don Marco sempre con dolcezza:

«Senza macchia non v'è manco il sole! Eppoi, sia pure Giuliano quel che le pare, ma sta bene a un prete giocar di vendette? Sta bene a noi essere i primi, a portar la lanterna al bargello? E se domani, se fra venti giorni la guerra ci portasse in casa i Francesi; e qualcuno si pigliasse la briga di dir loro che ella ha perseguitato un giovane, che la pensava un po' alla loro maniera? La vendetta rifiglia, ella lo sa; e se i Francesi ponessero le mani addosso a lei?

«Io….—disse il pievano sentendosi arricciare la pelle più assai di quella volta, in cui il padre Anacleto gli aveva dette a un dipresso uguali parole:—io scriverò a Torino che Giuliano è un giovane…. sì, un giovane…..

«Via…. un giovane dabbene, dica! Mi porto via la sua promessa, signor pievano; e se non ci vedessimo più, le sia dolce quanto a me, pensare che l'ultima volta abbiamo fatto insieme un po' di bene….»

Ciò detto, e strettagli la mano con gran sentimento, lo lasciò a piè della salita; e s'affrettò a casa di Rocco, dove non sapeva come avrebbe trovata la povera Tecla. Sull'uscio della casetta s'imbattè in lui e nella moglie, che si bisticciavano, circondati dai figliuoli; ma la fanciulla non v'era, perchè la signora l'avea scampata a fatica dalle furie della madre, e se l'era tirata in casa per tenervela quella notte. Don Marco si fermò un tratto da Rocco per consigliare a lui e alla moglie pazienza e pace; poi fece quei pochi passi che correvano di là alla casa dalla padrona. Marta lo aspettava nell'atrio, struggendosi dalla voglia di parlargli: e appena lo vide gli si piantò in faccia, e gli disse:

«Mi perdoni; ci ha capito nulla lei nel fattaccio di questa sera? No? Ebbene, io invece ci ho capito che la ragazzona è innamorata del signorino! Già me ne era accorta quest'oggi, mentre ella parlava colla padrona, e quando il signor pievano venne a dare quelle brutte nuove; Tecla pareva sul fuoco, e piangeva. Ora questa scappata…. quel fagotto…. vorrei parlarne alla signora….