«È qui, è qui,—urlava colui scoprendo il viso alla giovane mezza morta dalla paura. «Te lo do io il signor Giuliano!» gridava Rocco, smesso il rammarichio con cui si era venuto lagnando come un uomo che morisse svenato; e d'uno slancio fu sopra la figliuola sbuffando feroce, e colle pugna levate. Ma un'altra mano incontrò le sue sul capo della infelice; ed egli guardando chi osasse toglierli quello sfogo di padre, vide don Marco in atto così dolce, che gli fece cadere quel primo furore. E «orsù confessati—disse risoluto alla figlia—confessati qui a don Marco, che qualche gran peccato ce l'hai di certo. Suvvia… a chi dico? Comando io, o chi comanda?» e così dicendo, e ridestandosi in lui l'ira, torceva alla fanciulla le braccia.

«No Rocco—entrava a dire don Marco—questo non è fare da cristiano; date mano a Tecla, essa è vostra figlia, e si confesserà a voi, meglio che a me, meglio che a chichessia.»

E fatto raccattare il fagotto ad uno di quei villani, ai quali la sua parola tornava sì nuova e sì dolce; parlando di pietà, d'amore, di perdono, don Marco s'avviò con essi per tornare al borgo.

Vi giunsero che il ponte riboccava di gente, e chi una e chi un'altra, tutti in quella faccenda dicevano la loro. Don Apollinare anch'esso, disceso di castello, dopo aver ben chiarito, che non era affare di Francesi; alle congetture che ardiva fare, aggiungeva la sua, e tenendosi in mezzo ad un capannello di maggiorenti, diceva.

«Tutte baie! Quella ragazza va a male da due o tre mesi in qua; ed io ne sono certo, e dico che ha pigliato il maleficio. Chi in una mela chi in un garofano, ne ho viste molte che l'avevano preso; e tutte finirono col fuggire improvvisamente di casa, come, salvo l'anima, i cani che vanno in rabbia….

«Dice bene il signor pievano; salva l'anima, come i cani!—rispondevano coloro:—eccola, eccola, l'hanno trovata, è qui….» E tutta quella gente si affollava, in capo alla via.

«Vieni qua… menala qua che la vegga…—diceva il pievano a Rocco—fategli largo….. Eh? di queste ne ho a sentire nella mia pieve?—E levando il bastone sopra la fanciulla, che veniva innanzi trascinata dal padre;—ma se l'ho detto, continuava, è malefiziata! non la vedete com'è stravolta? Va, tienila chiusa, mettile in bocca una foglia d'olivo benedetto, falle bere un sorso d'acqua santa; domani la condurrai in chiesa, faremo l'esorcismo; e se il diavolo non le uscirà di corpo, bisognerà condurla a Savona, a farla esorcizzare nella miracolosa cappella del Cristo risorto.

«Ma signor pievano! interrompeva don Marco, che stanco com'era, arrivava un po' dopo degli altri:—che parla di malefici, di esorcismi… di diavolo…? Ho visto questa fanciulla a piè d'una croce costaggiù, e lei insegna che il diavolo fugge dalla croce….!

«È vero…. l'abbiamo sin per proverbio…. fuggire come il diavolo dalla croce….! dicevano gli astanti.

«Oh! si persuada?—proseguiva don Marco pigliando a braccetto il pievano, cui l'assentire dei suoi parrocchiani toglieva l'ardire: e tirandolo via verso la salita del castello gli andava dicendo: «ai demoni e ai malefici, si crede meno di quel che pare; per carità, badiamo a non nuocere a nessuno, e tanto meno a fanciulle povere e senza difesa….»