La signora Maddalena e Don Marco, stettero un pezzo a fare e disfare disegni, discorrendo di Giuliano e della gentildonna: e appunto concludevano con quello di scriverle, quando Marta venne a dire che era l'ora di cena. La signora aveva più volontà di piangere che di muoversi; il prete era uomo di poco cibo, che se aveva in cuore qualche tristezza, di questa si nudriva come di vivanda succosa; ma ambedue per usanza di cenare sull'imbrunire, passarono in quella stanzetta oltre la sala, dove era la mensa apparecchiata.

Tecla, che s'era tenuta fino a quel punto in cucina, donde aveva inteso i discorsi di Don Marco colla padrona, e quella notizia portata dal pievano, appena ebbe veduto libero il passo per la sala; uscì di là in punta di piedi, turbata che non pareva il caso di trovar la porta, per cui andar fuori. Poichè fu sul piazzale diede intorno un'occhiata, come una fuggitiva che cercasse la via più destra. Il sole era andato sotto allora allora, ma se un ultimo raggio l'avesse percossa negli occhi, si sarebbe franto in due lagrime, che non potendo sgorgare, davano alla sua guardatura non so che addolorato e selvaggio. A un tratto parve aver afferrato un pensiero, una memoria: e correndo difilata a casa di suo padre, salì per la scala di legno sul pianerottolo che metteva nelle stanze, dov'erano i lettucci della famigliuola. Entrò guardinga; non vide nessuno: e fattasi vicino ad una vecchia ed ampia cassa, in cui suo padre teneva il frumento; disteso sul coperchio un fazzoletto, tirò giù dalla stanga una gonna d'indiana rossa, un giubboncello di panno azzurro, un grembiale d'ugual colore, che cinto la copriva fin dietro le anche; poi aggiunto un fazzoletto da capo stampato d'alberi e d'uccelli, e gli scarponcini da festa; di tutto fece un fagottino, aggruppò in croce le becche del fazzoletto, e buttò giù dalla finestra dietro la casuccia, in un orticello. Discese, scantonò non vista, raccolse il fardelletto, attraversò un vicolo, e fu sulla via che lungo la ripa del torrente, menava a seconda dell'acque. Era quella presa da suo padre due mesi innanzi, quando aveva accompagnato il signorino; e una volta in viaggio essa aveva inteso dire assai volte, che per chi ha la lingua in bocca ogni via va a Roma. Molti che tornavano dai campi, o che già cenavano sulle soglie delle loro casette, la videro passare; ma come erano usi a non le abbadare, così non fu chiesta da nessuno, che cercasse o dove corresse.

In casa sua l'attendevano a cena; e sulla madia finiva di fumare raffreddandosi la sua scodella di minestra; quando Rocco levando il capo, e stando per imboccare l'ultima cucchiaiata, pose gli occhi in quegli della sua donna, e le chiese: «e Tecla?»

«Chi lo sa dov'è?—rispose la moglie—ora che impara a leggere, non la si può più comandare….!

«Vai a vedere dalla signora padrona!—gridò Rocco irato ad uno dei figliuoli: e questi andato, tornò subito portando che di là Tecla era uscita da un pezzo. Allora la donna, si fece sulla porta, e colla voce più acuta che potè chiamò; «Tecla! Tecla!» tre o quatto volte. I più discoli della ragazzaglia che ruzzava nel vicolo, risposero per beffa imitando la voce della fanciulla; e la donna ingiuriandoli in cuor suo proseguiva a chiamare. Ma Tecla di qua, Tecla di là, questa non si faceva viva; ond'essa salì a veder nelle camere, e trovato che di sulla stanga era stata tolta la veste cogli altri panni della figliuola; tornò giù così in furia, che manco non vide la scala, e piantatasi di faccia al suo uomo, gli disse sgomenta «Tecla è fuggita!»

Rocco balzò ritto, e ruppe a quella nuova in certe parolacce, che le donnicciole del vicinato, affacciate a chiedere che fosse, si turarono le orecchie gridando: «Gesummaria!» Marta stessa, venuta alla voce, ne lo rimproverava! e intanto sull'aia, dinanzi la casa, si faceva folla come a vedere l'infortunio. Allora si cominciò a bisbigliare; e chi aveva vista Tecla, con un fagottino, passare dinanzi la sua porta; chi s'era abbattuto in essa e gli era parsa stravolta; uno le aveva tenuto dietro coll'occhio sino al tale punto, un altro sino alla tale svolta della via; sarà andata di qua, avrà tirato per di là, l'avranno maltrattata in casa; chi l'accusava, chi la compativa; e i più caritatevoli dissero che bisognava andare cercarla, trovarla dovunque fosse, perchè dei soldati Alemanni se ne incontravano da per tutto, e…. non osavano dire di più. Così gli uni correvano a pigliar lanterne, gli altri a munirsi di bastoni; la moglie di Rocco non faceva più che pianti: ed egli affaccendato a rispondere, a interrogare, ad allestirsi un lume; venne più volte a segno, che se avesse avuto lì uno schioppo, se lo sarebbe scaricato nel capo.

La signora Maddalena e Don Marco, saputo da Marta la cagione di quel tramestio, erano venuti fuori anch'essi; e quella tremava, e il prete accorreva pensando alle sciagure che in quel giorno facevano mazzo. Là si diede attorno a porre un pò d'ordine fra quella gente; e spacciandone per ogni banda, finì col mettersi insieme a Rocco ed a parecchi altri, proprio per la via presa da Tecla.

Questa a loro sentire non poteva essersi allontanata di molto; e in verità non era lungi più d'un miglio, sebbene avesse avuto tempo di far più cammino. Ma ad un bivio s'era fermata, incerta di qual parte doveva pigliare, e un pò spaurita dalla notte che s'era fatta alta. In quel sito, su d'uno rialto, coperto di cespugli maluriosi, sorgeva una croce, e Tecla a piè di quello la guardava di sotto in su, pregando con gran batticuore, «Madonna Santa! mandatemi un'ispirazione! da qual parte si va a Torino? non vado mica a dirgli nulla no…., vado a raccontargli che sua madre muore di dolore, s'egli non se ne viene via di là; che lo metteranno in carcere, che quella giovane…., ah… Madonna Santa, non mi lasciate qui smarrita!» Così stando le si era accesa la fantasia per modo, che le parve d'essere guardata da un paio d'occhi balenanti di dietro la croce; e raccapricciò, come avesse avuto lo spasimo di tutto quel roveto nelle carni. E subito rammentò che là un viaggiatore era stato morto dagli assassini; credè di vedere i tristi acquattati, e i loro ferri luccicanti nei cespugli, e il morto ruzzolare dalla ripa sanguinante a' suoi piedi. Si abbandonò, si rannicchiò, si fece piccina, e non osando fiatare: «eccoli, pensava porgendo orecchio affannosa—vengono, mi uccidono; ma…. se dicessi loro quel che vado a fare a Torino? Chi sa che non mi ci menassero essi stessi? Ne ho intese tante di masnadieri, che alle volte fanno di belle cose! oh, mio Dio, sono qui..!» E si strinse vie più; quasi volesse farsi una buca nella terra; e un sudore freddo le correva per la persona.

Qualcuno veniva davvero, perchè lungo la via che essa aveva fatto, s'udivano pedate e parole; e fra i tronchi scuri degli alberi si vedevano due o tre lumi apparire e celarsi. Alla lentezza dell'avanzare, si discerneva che coloro cercavano con diligenza la riva del torrente; ma Tecla non potè badare a questo, perchè provatasi a fuggire, ricadde senza forza, e ravvolgendo la faccia nel grembiale, ruppe nel pianto più disperato che creatura umana possa versare.

Come la brigata fu al bivio, uno che precedeva di pochi passi vide quella cosa scura a piè del rialto; e correndovi accostò la lanterna. Non ebbe tempo di vedere che fosse, e Tecla facendo uno sforzo, con voce rotta dall'affanno gli gridava: «signore, sono una povera creatura, non mi faccia alcun male; vado a Torino a salvare il signor Giuliano…