«Che ne dice, ella che fu suo maestro?—gli chiese alfine don Apollinare, vedendo che non gli si rispondeva nè dall'una nè dall'altro.

«Eh!—rispose don Marco—io dico, che questo miscuglio di monsignori, di polizie e di generali, mi pare una torbida cosa: e mi duole di vedere che noi preti, a quest'ora abbiamo lacerate mezze le pagine del Vangelo! Dia retta a me, faccia in pezzi cotesto foglio, li metta per segnacoli nel suo breviario; e ogni volta che li rivede, rammenti quel dettato che abbiamo sempre in bocca; non muove foglia che Dio non voglia.

«Altro che foglie!—proruppe il pievano—va in aria la intera foresta, e il vento della rivoluzione l'amulinella!

«O allora, qual riparo vi possono fare la Curia, la polizia, il generale di Ceva…? E Giuliano, un giovane che manco si vede sulla terra, che cosa può aggiungere alla grande bufera? Non gli faranno nulla… vedrà…

«No… nulla!—saltò su a dire la signora Maddalena, pigliando dalla sicurtà di don Marco, un subito ardimento:—non gli faranno nulla, perchè noi scriveremo, andremo, mi presenterò al Re!

«Il Re è stanco di perdonare—disse il pievano—e Dio non può più vedere la religione calpestata, i suoi ministri oltraggiati! Io ho qui la lettera; farò il debito mio, da cristiano e da pastore; ella scriva, mandi, vada, faccia quel che pare! l'ho avvisata!»

Ciò detto diè di volta, infilò l'uscio e scomparve, stizzito di non avere potuto sfogarsi, per quell'importuno don Marco. Il quale, rattenendo la signora, che voleva correr dietro al pievano per supplicarlo:

«Stia,—diceva:—e non si sgomenti…! E la marchesa di G…, non farà nulla per Giuliano? non l'avrà tenuto d'occhio?»

A questo ricordo, la signora Maddalena si fece in faccia, come sarebbe a dire un fiore, su cui discenda un raggio di sole dopo un ribocco di pioggia. E da quel nome pigliando lena, si mise col prete a pensar modo di chiedere alla gentildonna, che aiutasse Giuliano a scampare dai pericoli ignoti, de' quali il pievano era venuto a parlare.

Ora la marchesa di G…, cui don Marco aveva raccomandato Giuliano, sin dal primo anno della sua andata a Torino; era di quei tempi, dama d'altissimo conto, in corte ai reali di Sardegna. Nelle due valli della Bormida, la si stimava onnipotente: e perchè vi veniva ogni anno a villeggiare, ora in quello ora in questo de' suoi molti poderi, conosceva per quei borghi i primi casati. Rimase nelle Langhe memoria di lei onoratissima: e si parla tuttavia di giovani, scampati per opera sua, nei due o tre giudizii di quegli anni, in cui per tutto si vedevano Giacobini e nemici di Dio e del Re, da torre di mezzo. Tra l'altre si narra la storia d'uno scuolare, che carcerato con altri molti, la marchesa gli fece dire non pigliasse altro cibo, salvo quello che gli avrebbe mandato lei. Ogni giorno capitava in carcere una dozzina d'aranci pel prigioniero, e in capo a una settimana, egli potè uscire, e tornarsi libero alle montagne native.