«Questo cavallo ha fatto più di venti miglia!» sclamò lo stalliere cui
Giuliano diede le briglie, smontando nel cortile dell'osteria.
«Potete dire anche trenta—rispose questi—abbiategli cura» e lasciando a colui l'animale, passò dal cortile ad una sala terrena, dove si dava da mangiare ai viaggiatori.
Di quei tempi era un bel vivere! dicono i vecchi; e in verità in quelle cittadette mezze nascoste, e quasi dimenticate si stava in apolline. Si desinava nelle osterie semplici e disadorne: e se il viandante, seduto a mensa, levando il capo di sul piatto, non dava dell'occhio in ampio specchio, a vedervi sè stesso sfigurato dai moti plebei del biascicare; in cambio di queste magnificenze, gli era messo in tavola gran bene di Dio, per poca moneta. I vigneti fruttavano a dovizia; e se avesse usato lavare i piedi agli ospiti in sull'arrivare, come ai tempi antichi; lo si avrebbe potuto fare col vino, tanto ve n'era d'avanzo. I prati nudrivano le fienaie, per modo che carne e pane, stavano tra loro a spesa poco diversa; epperò lo osterie erano formicai di gente paesana e di viandanti, sui quali l'occhio materno dell'ostessa seduta al focolare, spandeva il dolce ricordo domestico; e l'ospite si stimava in casa sua.
Giuliano andò diritto all'oste, il quale era un ometto tondo della persona, lucente nelle guance, e tenuto in sussiego da tre o quattro giogaie, che dal mento gli si digradavano alla sommità del petto; donde tra lo sparato della camicia, uscivano petulanti velli grigi, a guisa di gale. Nelle sue pupille pareva vi fossero due birri appiattati; a mirarne il naso vergolato di mille venuzze accovate sulla punta, si sarebbe detto che da uomo di coscienza, ei non lasciasse uscire dalle sue botti un bicchiero di vino, senza averlo assaggiato. Del rimanente era uomo avvisato molto, ma da mettersi a brani per fare servigio.
«Oste,—gli disse il giovane—la marchesa di G…. ha poderi qua in
Alba?
«Poderoni!—sclamò l'oste, maravigliando come altri avesse mestieri di chiedere cosa, che doveva essere nota a mezzo il mondo.
«Ebbene—soggiunse Giuliano—ho un suo cavallo, che voi, se vi fa comodo, manderete al suo gastaldo, appena sia riposato nelle vostre stalle: poi se me ne troverete uno per un paio di giorni, saremo d'accordo sul prezzo con pochi discorsi.
«L'oste dei tre Re serve chi lo comanda; e pel signorino ci ho un cavallo morello, sfacciato, con quattro gambe da cervo…
«Appunto quello che mi occorre tra mezz'ora. Adesso vorrei mangiare….
«Vuol salire di sopra…?