«Come? Eppure da ieri in qua non si parla d'altro fra noi…! La retata di scolari e dei nostri fu fatta, o la polizia di Torino, sta per farla.—Via, pensate che io voglia rimproverarvi d'esservi posto in salvo?
«Ma io—sclamò Giuliano balzando in piedi, avvampando nel viso, a guisa d'uomo oltraggiato, per modo che tutti i mulattieri che mangiavano là dentro si volsero a guardarlo:—io non so nulla! Io partii ieri sera, e vado a D…. a vedere mia madre morente. Leggete.»
Così dicendo frugava per le tasche del giubboncello e cavato il biglietto della marchesa di G…. lo dava a leggere a quello strano amico,
«Saranno state false nuove!—disse costui, letto d'un'occhiata il foglio, e stretta la mano al giovane nel ridarglielo:—andate diritto al vostro destino; finchè uno ha la mamma non sospiri, dice il proverbio… Ma… via…, poichè non sapete nulla, nulla deve essere seguito; non vi lasciate cogliere dalla malinconia, e bevete alla salute di vostra madre.»
E gli mescè che bevesse, come fosse stato un suo ospite.
Giuliano posto da quella novità, in gran pensiero, non bevve nè parlò. La sua persona sedeva a quel desco, ma l'anima sua, lo si vedeva chiaro dalla pupilla che pareva spenta, era altrove. Forse a Torino, forse a D…; forse pensava a tornare addietro, chiarirsi se davvero tanti giovani fossero stati carcerati come colui diceva; e poi rifar la via una terza volta, per correre al suo borgo nativo. E la marchesa di G…, e la brigata che le aveva visto in casa, e quel biglietto, e sua madre morente e forse già morta; erano immagini accozzate nella sua mente, a dargli un travaglio da non potersi patire. In somiglianti scompigli dell'animo, l'uomo si lascia governare dal consiglio dell'amicizia, docile come destriero generoso in mezzo alla mischia, che risponde ad ogni cenno del cavaliero: e Giuliano si mostrò pronto a dar retta al suo vicino, tosto che questi ripigliò, parlando basso più di prima:
«Animo, amico, la sventura è madre dei forti; se vi è cara la libertà, se vostra madre volete vederla ancora una volta, su a cavallo! e via in buona ventura.
«Sì,—rispose il giovane levandosi con piglio risoluto—a cavallo!
Oste…»
L'oste accorse, ebbe lo scotto, e il nolo che volle del cavallo; e Giuliano uscì, accompagnato nel cortile dall'amico. Dette con lui altre poche parole di congedo, montò in sella; e mentre partiva udissi dire, con voce impressa d'affetto:
«Tornando, rammentate che la casa di Ranza è casa vostra. Addio!»