Allora andò attorno un vassoio coverto di bicchieri colmi d'un liquore sì limpido, che pareva fosse rimasto imprigionato in ognuno di essi un raggio di sole. Tutti ne presero, salvo che Bianca e lo sposo, i quali dovevano ancora comunicarsi; e fu un tintinnio che venne inteso dalla via, e fece accapricciare il cuore di Margherita, che assettò meglio il lenzuolo sul capo della cieca affinchè non sentisse.

Poi le dame si presero Bianca in mezzo; e gli uomini dietro di loro discesero con esse le scale.

V'era alla porta una lettiga sontuosa, che l'Alemanno aveva fatto pigliare a nolo nella vicina Savona; e quattro lettighieri in abito di gala e a capo scoperto, attendevano ognuno al suo posto. Bianca che non sapeva di quella pompa, ne provò a vederla tanta maraviglia, che non s'avvide neanche delle centinaia d'occhi, dalle finestre, dalle porte, dalla via affollata; intenti, come dardi incoccati, sopra di lei. Un drappello di soldati Alemanni, faceva siepe alla lettiga, perchè il popolo non la investisse; la sposa fu messa dentro di quella con una delle dame, e subito si sentì levata da terra e portata. Un suono di strumenti scoppiò improvviso ed allegro; le campane di tutti i campanili del borgo, s'accoppiarono a quel suono martellate a festa; e lo sposo e il corteo mossero in bell'ordine, dietro i lettighieri.

Quante fanciulle affacciate alle loro finestre, si saranno ritratte, a quella vista, stizzite; prorompendo in accuse contro sè stesse, e contro i parenti, che non avevano saputo procacciare anche ad esse sì bella sorte! Quanti garzoni si saranno sentiti umiliati, pensando alle loro fidanzate, cui non avrebbero potuto recare tanto fasto; e che forse in quell'ora facevano nel secreto dell'animo, indiscreti raffronti!

Dietro al corteo incalzava la folla popolare e quando la lettiga s'arrestò a piè della scalinata della chiesa, questa fu stipata come fosse la domenica dell'ulivo. L'organo riempiva le volte delle sue armonie; ma per quanto la mano del suonatore si studiasse di trovarle festose, non veniva a capo di cavarne una, che non fosse impressa di malinconia. Perchè sebbene fosse un povero organista, le sue segrete fantasie le aveva anch'egli: e forse non gli pareva giusto, che quella giovinetta si sposasse, per andarsene chi sa in qual terra così lontana, che non sarebbe più mai tornata a udirlo suonare, neanco nella sagra del Santo patrono del borgo.

Al primo passo che mosse dentro la chiesa, Bianca rimase tocca da quei suoni e impallidì per modo, che una delle dame a lei più vicine, le chiese se per avventura la veste le stringesse troppo la vita, e se si sentisse male. La giovane sorrise, senza rispondere; ma quando si vide giunta al banco parato di damaschi rossi, dove s'aveva a inginocchiare, le parve d'aver fatto un grandissimo acquisto, perchè si sentiva venir meno. Si pose ginocchioni coll'Alemanno, che le venne allato; appoggiò i gomiti sui cuscini gallonati, raccolse nelle mani la fronte, e stette ad ascoltare quel suono d'organo, che sembrava avesse a dirle qualcosa. Oh! le ne aveva a dir tante, che nè Giuliano, nè la signora Maddalena, nè don Marco, avrebbero potuto di più. Quelle armonie erano un linguaggio noto ed inatteso, che trovava le vie del suo cuore, meglio d'ogni più dolce, o più acerba parola. Pareva che gli angeli del cielo, ai quali nei primi tempi dell'amor suo per Giuliano, aveva parlato colla fantasia tante volte, si librassero tutti sotto le arcate della chiesa, e ognuno le ridicesse ad alta voce, i pensieri mesti o lieti, che essa usava confidar loro che li portassero allo scuolare di don Marco. Cadde a poco a poco, in siffatto accoramento, che se l'Alemanno l'avesse potuta vedere in viso, da quell'uomo leale che egli era, le avrebbe chiesto se fosse pentita. Ma in quella il tintinnio di un campanello annunciò che entrava la messa; e dall'uscio della sagrestia fu visto il sacerdote, parato con gran fasto, andare all'altare con passi gravi, e cogli occhi bassi: maestoso, che pareva portare in mano le sorti dell'universo. Egli diede uno sguardo verso il banco degli sposi, inchinò il crocifisso inalberato sopra l'altare, salì i gradini, e incominciò il suo ufficio; mentre la moltitudine s'inginocchiava con un rumore sommesso e diffuso.

Quel sacerdote era il padre Anacleto. Il quale, avendo condotto Bianca a quel passo, si poteva dire, per le dande; per compiere l'opera s'era procacciato l'onore di dire la messa dello sposalizio. E sebbene i preti del borgo glie lo avessero conteso, riputato com'era ed esperto ad uscir d'ogni passo, egli aveva ridotto il parroco a farlo pago di quel suo desiderio.

Bianca sapeva come il celebrante avesse ad essere lui; ma assorta in quelle voci misteriose della fantasia, non lo vide entrare. Però quando la parola sonora e profonda del frate, si mescolò a quell'altre che udiva essa sola; le parve un aiuto che capitasse valido ed opportuno, si segnò e levò la fronte. Che valevano quelle note dell'organo, e quegli angeli della sua immaginazione? Non era vicino a lei il padre Anacleto, la cui voce, nell'orare si levava ora ai tuoni più alti, ora scendeva ai più gravi; quasi di persona che parli un po' al cielo un altro poco alla terra? Così man mano che s'appressava il momento d'andare alla balaustrata, sentiva qualcosa che la staccava per sempre dal passato; qualcosa come a dire la mano che tronca la gomena, e scioglie la nave affinchè pigli l'alto a golfo lanciato.

Costumava anche su quei monti, che una zitella andando a farsi chiedere dal prete se fosse contenta di sposarsi al suo fidanzato; vi si facesse accompagnare da un cugino o da altro congiunto, il quale era quasi un testimone del parentado, contento di dare una delle proprie donne, ad un uomo d'altra gente, che la facesse sua. Bianca aveva dietro di sè questa sorta di ministro del sacrificio; il quale quando vide essere venuto il tempo della cerimonia, la prese per una mano e la condusse alla balaustrata, mentre l'Alemanno vi si fece condurre dal generale. Là s'inginocchiarono di bel nuovo, e tutto il corteo fece corona intorno ad essi. Il frate spiccatosi dall'altare, accompagnato da una moltitudine di preti che recavano torce accese, venne verso di loro. E per la chiesa era un silenzio solenne; la moltitudine si premeva e ondeggiava; si vedevano le teste degli uni sporgere sulle spalle degli altri, e molti salire ritti sui banchi, e i monelli arrampicarsi alle colonne; intenti tutti a raccogliere le parole del frate e il sì che doveva uscire dalle labbra di quegli sposi beati.

I quali furono comunicati dal frate, in quella cerchia d'amici, che li nascondeva agli occhi del popolo; poi a un cenno di chi sa chi, l'organo tornò a suonare a gloria; fu vista la mano del padre Anacleto, alta sulle teste dell'Alemanno e di Bianca, in atto di benedire; questi si levarono, baciarono quella mano, diedero di volta, e scendendo da quei gradini, la sposa ebbe cuore di guardare la moltitudine sino in fondo alla chiesa. Oh! se l'Alemanno non prometteva invano, essa si sarebbe vista ammirata tutta la vita, come in quel momento. Le scintillava in dito una gemma di tanto prezzo, mèssale pur allora dallo sposo, che le pareva d'essere stata inannellata con una stella; un'altra gemma le brillava in fronte a mo' di diadema; ora la sua fantasia poteva spiegare i voli sicura; essa si riputava davvero la castellana del suo borgo natale! Che più? Un coro di fanciulle tutte di men che dieci anni, vestite di bianco, si fece dinanzi agli sposi cantando un inno cavato dalla Cantica di Salomone; e celebrando la beltà e l'amore di Bianca con quelle ardenti parole, facevano far largo alla folla sino alla porta del tempio, perchè il corteo potesse uscire. Quando questo fu sulla soglia, i suoni, le grida, gli applausi proruppero altissimi: e l'Alemanno che si menava al braccio Bianca ormai sua, aveva l'aspetto d'un eroe, che traesse seco, dalla vittoria, il premio invidiato d'una regina prigioniera volonterosa.