Rocco arricciò il naso, quasi a una ventata di cattivo odore, ma non parlò; perchè giù delle scale venivano Giuliano e la signora, la quale proseguendo il discorso fatto di sopra, diceva:
«Dunque siamo d'accordo: la casetta sia pur modesta quanto vorrai, ma trovala in un bel sito; e la stanza dove mi metterai a dormire, guardi il mare. Spaccerai qualcuno a dirmi quando dovrò venire a raggiungerti…: ho proprio bisogno d'un'altr'aria… d'un altro cielo…!»
Rocco intenerito a quelle parole, andò fuori ad aspettare; e già, pensando alla casa della padrona disabitata, alle finestre, alla porta sempre chiusa, immaginava le meste risposte, che avrebbe dovuto dare a chi fosse per capitarvi.
Giuliano usciva colla madre e con Marta; e stringendo ad esse le mani, come a persone che di certo avrebbe rivedute di là a pochi giorni; lasciava che quella desse a Rocco gli ordini per quell'andata.
«Pigliate il sentiero lungo la gora—diceva essa—e fate come se accompagnaste mio figlio a dare un'occhiata ai poderi; quando vi sarete allontanati, trovate la via più corta, e state sempre con lui, finchè abbiate varcato il confine. Questo è un po' di danaro per voi se vi abbisognasse…
«Mio padre era contrabbandiere:—rispose Rocco, brancicando le monete che la signora gli porgeva;—e le vie dei monti le so meglio del lupo.»
Mentre la povera donna aggiungeva a queste, parecchie altre raccomandazioni; Giuliano stava aspettando sul balzo tagliato a filo sopra il torrente, in capo al piazzale. Faceva notte, e il rumore delle acque cadenti dalla pescaia del mulino, ridestavano in lui memorie lontane e soavi. Soleva da fanciullo addormentarsi a quel suono d'acque monotono e dolce, talvolta assomigliandolo al canto d'una processione udito da lungi; tal'altra al rumore del mare, di cui aveva inteso dire da suo padre, come fosse maraviglioso. Avrebbe voluto rimanere là a pensare; ma ecco Rocco a dirgli che bisognava porsi in cammino. In quelle corte notti d'estate, si torna a rivedere l'alba assai presto; e poteva incontrare di dover disviare chi sa quante volte, per non dare nelle guardie alemanne, che guardavano tutti i varchi. Di che giovava molto avere d'avanzo qualche ora di buio; e a dirla schietta, avendo saputo dalla padrona che il signorino sarebbe cercato dai birri, Rocco voleva fare ogni sua possa, per menarlo in salvo; ma intanto bramava di uscire dal territorio prima di giorno, per non essere visto a trafugarlo.
Mossero, e la notte era bella. Su pel cielo cominciava la pioggia di stelle cadenti, copiosa, che pareva vi fosse lassù qualche gran festa. I grilli trillavano nei prati, i rospi gracidavano; e nelle altissime regioni dell'aria, si udivano le strida degli ultimi rondoni tardi a migrare.
«Ode?—diceva Rocco a Giuliano,—i grilli cantano per farci maturare le uve; e lassù tutte quelle stelle si staccano dal cielo, per festeggiare la Madonna degli Angeli, che cade domani.»
Il giovane non volle togliere all'uomo semplice di cuore, quel tantino di poesia che gli raggiava nell'anima; perchè sarebbe stato come rubare ad un mendico il tozzo accattato per amor di Dio. Ma quell'udir menzionare la Madonna degli Angeli fu per lui un gran che; e rammentò come la prima volta ch'egli s'era aperto colla madre sull'amor suo, questa avea detto d'aver visto Bianca appunto a quella sagra. Subito l'immagine della fanciulla gli apparve bella e sdegnosa, a rimproverarlo di averla creduta infida, senza essersi curato di sincerarsi qual fosse più, o colpevole o sventurata.