«Ma… voleva venire a Torino a liberare lei: teste piccine di donne…!
«Narratemi ogni cosa, Rocco;—disse Giuliano pigliando lena—perchè non mi avete mai detto questi fatti…?
«Ma…»—rispose Rocco; e cominciò la storia di quella notte, che se non era Don Marco poteva costare a Tecla assai più lacrime che essa non aveva versate. Giuliano ascoltava camminando a capo chino, ora tocco nel vivo del cuore dalla pietà; ora sdegnato, come quando udì che Don Apollinare voleva che Tecla fosse stregata. E così pei sentieri più foresti, un tratto in riva alla Bormida, un tratto in mezzo ai campi, cansando le pattuglie Alemanne; s'affrettarono verso il confine.
In un punto dove quattro mura mozze paiono ruine, e invece sono d'una cappella rimasta costrutta a mezzo, forse perchè fu chiarito che la Madonna, cui si voleva dedicare, e che si diceva comparsa in quel sito, non era stata che qualche villanella vestita da festa; il giovane si fermò, e voltosi a Rocco, parlò in guisa che a costui parve di non aver più a fare col padrone, ma con un figliuolo.
«Rocco, fa giorno e potete tornare. Dite a mia madre che io sono uscito dalla terra libero, tranquillo, e desideroso di trovar presto quella casetta, nella quale vivremo con essa tutta la vita. Direte a Marta che abbia cura di mia madre; e voi se mi volete bene, andate a Santa G…: riconducete subito la vostra Tecla a casa; meglio che sotto i vostri occhi, non istarà in niun luogo. Ve la raccomando… ma tanto…»
E data una stretta di mano e alcune monete al pover'uomo, lo piantò sulla via e tirò innanzi.
Rocco, strologando su quel pensiero che il signorino si pigliava di Tecla, stette a guardarlo sin che gli uscì di vista, poi tornò addietro. Di là ad un'ora ripassava per C…, dove la gente era già fuori per le vie, con quella gaiezza mattutina che i giorni di festa fa belli i villaggi. Le donne scopavano dinanzi alle case; gli uomini s'affacciavano allacciandosi al collo la camicia di bucato, e chiedendosi da finestra a finestra, a qual'ora fosse finito il ballo degli sposi; su certi balconi le madri pettinavano i bimbi per mandarli netti a messa; e su certi altri le fanciulle spiccavano garofani dal vaso, per farne un mazzolino al damo.
Il buon uomo vide queste cose, traversando il borgo, e di là dal ponte trovò che gli Alemanni in sull'armi, ascoltavano devotamente la messa; celebrata sopra un poggiolino in mezzo ad un prato. Egli avrebbe voluto fermarsi a sentirla; ma oltre che la era già innanzi di molto, detta così all'aperto gli parve cosa troppo da soldati; e tirò diritto col proposito di udirne una al Convento dei Minori Osservanti, dove per andare a Santa G…. a pigliar la figliuola, aveva a passare.
Colà era giorno di grandi preghiere e di grande solazzo, in onore della Madonna degli Angeli; e se dall'architrave della porta maggiore della chiesa, pendeva la tabella dell'indulgenza plenaria; nella selva e nei prati intorno v'erano ridotti e baracche da potervi mangiare, cioncare, fare alle pugna, dopo aver data una ripulita all'anima, con un po' di perdonanza e un po' d'elemosina fatta al convento.
La via che menava a quella volta, era tutta una processione; e più s'avvicinava più uno stupiva delle numerose brigate, che facevano pei campi e pei colli un pittoresco vedere. Rocco si lodò d'essere partito da casa vestito da festa; perchè quanti incontrava avevano indosso i meglio panni del loro vestiario. Le donne giovani o vecchie, se maritate portavano la veste di sposa; che allora, bell'usanza, serbavano per le festività di tutta la vita: le zitelle, quasi tutte, costumavano gonne d'indiana azzurra carica, che davano un po' più sotto della mezza gamba; e questa si vedeva chiusa in calzette grigie, o il piede calzato di scarponcini, cui niuno badava se fossero o no grossolani, perchè le fanciulle s'aveva a guardarle modestamente in viso. Un casacchino di tela casereccia stretto alla vita, ornato alle ascelle di crespe o sgonfietti; un fazzoletto in capo, rosso o giallo; un grembialetto anch'esso d'uno di questi colori; era tutto il loro vestire. Vezzi non usavano portarne, oltre un par di campanelline agli orecchi; contente delle perle che avevano in bocca, e delle sincere e copiose capigliature. Belle su tutte erano le boscaiuole della riva destra della Bormida, che si vedevano qua e là guadare il torrente ai varchi più agevoli, per andare alla sagra. Erano e sono tuttavia il miglior sangue di quei monti; bianche come latte, e ben colorite, spigliate di forme, e in tutto da non parere gente povera e mal pasciuta. Ma le sono mattiniere, e visitando le selve a palmo a palmo, e non per diletto; trovano forse il fiore misterioso di cui si tingono, come nessun pittore saprebbe fare alle donne delle città. Degli uomini poi, non accade dire quali fossero le fogge dei loro panni; ma si vuol lodare chi fu primo a smettere quei codini, quei giubboncelli, quelle brache corte: sebbene queste sarebbero da ritornarsi un tratto in onore, tanto che la gioventù badasse a crescere a modo e men molle, per non andare derisa di troppo povere polpe.