Tanta adunque era quel giorno la folla, che la sagra pareva un giubileo; e sott'essi i pergolati del convento, già sin dal mattino era una briga di mercanti d'ogni generazione, i quali si davano attorno a porre i loro banchi, bisticciandosi alla buona tra loro. Nel piazzale della chiesa, giocolieri, storiai, vinai, contendevano per un posticino; ed il cerretano che ogni anno soleva venirvi, già faceva gente strombazzando di su un tavolino, avuto a presto dal frate dentista del convento, il quale si mostrava pronto a fargli servizio per non parere invidioso. Più in là, dietro l'edificio, nel prato che sembrava fatto a posta, avevano formata una sorta di lizza, e ad un palo pendevano guanti e palle di cuoio di parecchie grandezze, segni di sfida tra i giuocatori dei contorni. Poco discosto, su d'un'impalcatura, all'ombra d'una quercia, i suonatori d'un ballo campestre cominciavano ad accordare gli strumenti. In fondo al prato poi sorgevano le baracche, formate di lenzuola e di frasche; e gli osti stavano a certi fornelletti cuocendo i polli, che le loro fantesche sbuzzavano, pelavano, abbrustiavano, frettolose e tuttavia bestemmiate per pigre. Fra tanta folla, che cresceva ognor più, i frati andavano colle labbra e colle tabacchiere aperte a dar pizzicate e sorrisi: per taluno avevano parolette d'invito a farsi vedere in cucina o in refettorio, e il fortunato era di certo un benefattore campagnuolo; o tale su cui la frateria, aveva messo gli occhi e le speranze.
Rocco fattosi via fino alla porta della chiesa potè entrare e udir la messa. E pagato così il suo debito al Signore, tornò fuori colle mani nelle saccoccie delle brache, tastando le monete avute da Giuliano. Accortosi d'aver fame, tirò il conto delle miglia che gli sarebbe bisognato fare per giungere a Santa G…. e non gli tornando bene al ventre nè alle gambe, s'avviò passo passo ad una baracca.
Ivi, si davano spasso bevendo e chiacchierando parecchi avventori; i quali dopo aver mangiato non facevano segno nè di voler pagare nè d'andarsene. L'oste non osava dir loro nulla, essendo essi miliziotti e soldati. I primi (armati di lunghi schioppi, che alle canne e ai fregi apparivano di fattura spagnuola, raccattati forse sui campi di battaglia di quelle parti, meglio che mezzo secolo prima); erano stati di quello stormo levatosi in armi il maggio di quell'anno. E avendo pigliato diletto di vivere randagi, si soffriva dal magistrato che andassero armati; perchè bisognando, facevano ufficio di guide agli Alemanni, e campavano di questa professione e di picciole rapine. I soldati poi erano gente dei vecchi reggimenti Sardi, pronti di maniere e soverchiatori, ma rispettabili par ferite delle quali portavano i segni ancor freschi, e stavano a guarirsi nel borgo. Essi avevano combattuto contro i Francesi più d'una volta, sull'Alpi marittime; adesso colle gomita sulla mensa bevevano alla salute dei vivi e alla memoria dei morti; giurando clamorosamente sugli scapolari che avevano di sotto i panni, molli di sudore e anneriti. E colle dita intrise di vino, descrivevano sulla tovaglia i campi e le ordinanze in cui avevano combattuto. A udirli, questo era il colle di Raus, quest'altro quello di Milleforche; qui il capitano Zin co' suoi cannoni, aveva mandati i sanculotti ruzzoloni giù pei dirupi come sacca di carbone; là era caduto il capitano Maulandi, venerato da quei valorosi che l'avevano veduto morire, e ne cantavano i versi scritti da lui sulle montagne ove cadde, poeta e soldato. S'accendevano in viso parlando di lui, come si sarà acceso il Botta scrivendone le lodi in una mesta pagina della sua storia: rammentavano le rive del Tanarello e della Saccarda, di Colle Ardente e di Saorgio, i vili e i traditori: e qui uno di que' soldati trovandosi ritto nella foga del dire, data una vigorosa palmata sulla mensa, e guardando a cera prepotente quanti erano nella baracca; giurava che il Re era tradito, e che se i Francesi trovavano la via men aspra dell'anno prima, sebbene le valli fossero zeppe d'Alemanni; accadeva perchè da Torino insino all'ultimo villaggio del regno, v'era in ogni casa un traditore.
«Lo giuro!—sclamava egli invelenito su quell'idea, e si rimboccava, dicendo, la manica fino all'ascella, scoprendo un viluppo di muscoli poderosi:—questo braccio fu ferito, ma è forte ancora, e se mi capitasse innanzi un Giacobino lo spaccerei con questo, fosse mio padre. Chi è quà dentro che non vuol gridare viva il Re?
«Evviva il Re!—urlarono quaranta o cinquanta gole mezzo ingozzate di lasagne: e all'urlo tenne dietro un rompere di tossi, di sternuti, di singhiozzi per contrazione; mentre il soldato sorridendo a tutti, chiamando tutti amici, andava attorno toccando col suo gli altrui boccali. Giunto a Rocco, che mangiava rincantucciato in fondo alla baracca, e si sentiva tremare il cuore; il soldato gli si piantò dinanzi: «E voi—gli disse—che fate costì solo, che mi parete un volpone sotto una cesta? venite qua in buona compagnia!»—E pigliato il piatto, i pani, il boccale del poveretto; lo tirò a quella mensa dov'egli e i suoi facevano quel tanto baccano. Là Rocco dovè rimettersi in loro; mangiò e bevve come essi vollero; chiese licenza d'andarsene parecchie volte, ma gli tocco fare più di mezzogiorno; ora in cui potè uscire libero, pagando lo scotto di quei soldati, e ancora gli parve una grazia.
Quando fu fuori di quel passo, trovò che la folla era divenuta così fitta, da non potersi muovere, uno che avesse fretta, a suo agio. Il ballo campestre ferveva sotto la sferza del sole, e le foresi danzando coi loro dami gighe e gavotte, si struggevano in sudore. Ma al caldo ci badavano punto. E bisognava vedere quei garzoni, come finita una danza, facevano a chi fosse più spedito a ripigliar il posto sullo spazzo, affollando il festaiuolo, empiendogli di spiccioli le mani. Ed egli pigliava e ringraziava per sè e pel convento, cui doveva pagare la decima; poi diceva ai musici che tornassero a suonare, e significava ammiccando che egli voleva suonate corte e frequenti.
La vista di quel ballo era la cosa più ghiotta della sagra, e i signori vi si disfacevano dalle risa. Essi vi adocchiavano le belle campagnuole, imparando a conoscere i loro amori. Onde accadeva sovente, che dopo quella e altre feste compagne, qualcuno di essi si mettesse di mezzo a far parentadi, tra giovani veduti appassionarsi in quegli strani convegni: e allora il più delle volte, virtù addio!
Mosso da curiosità, Rocco volle avvicinarsi a quello spettacolo; e a forza di gomiti fattosi un po' di passo, ecco a quale incontro inatteso egli riusciva.
Il zio di Tecla, che non era giunto a cavare a questa quattro parole, in ventiquatt'ore dacchè l'aveva in casa; messosi in testa di darle un po' di svago, s'era accompagnato con essa ad alcuni vicini, uomini e donne; capitando al convento, forse un po' prima, forse un po' dopo di Rocco. Fatte le divozioni e pigliati anch'essi i ristori, in una delle tante baracche; i montanini avevano finito per mescolarsi alla folla che faceva corona al ballo; e alcune giovinette della comitiva presero a danzare, mentre alcune altre, modeste e quasi mortificate, stavano a vedere; e tra queste Tecla.
Essa si teneva in mezzo alla calca, colle mani alla vita, una sull'altra, guardando co' suoi grandi occhi l'agitarsi delle danzatrici; e si sarebbe detto che ne provasse compassione. Ed era là forse da mezz'ora, stretta, pigiata; ma non si avvedeva di non aver più allato nè le compagne, nè il zio col quale era venuta in quel luogo. E neppure aveva badato al mutar di piedi che le era bisognato fare, spinta lentamente ora indietro, ora di lato; sicchè discostata a poco a poco anche dai danzatori, non ne scopriva più che le teste. Ma badavano bene ad essa due giovani signori del borgo di C…, i quali, avendole posti gli occhi addosso sin da principio, s'ingegnavano a quel modo, per trarla fuori della sua compagnia; di certo coi disegni che sanno fare i vili fortunati, che un tempo della loro vita spendono a svergognar donne; un altro tempo a rifare gli averi ponendo le mani nella roba altrui; e vecchi finiscono in chiesa a biascicare i salmi penitenziali. I due avevano la fanciulla in mezzo, e sebbene giovani, un pittore avrebbe potuto fare dei loro visi i due vecchioni cotticci di Susanna. Già si rallegravano colle occhiate del buon termine cui speravano condurre chi sa che ribalderia; quando s'udì un grido tra la folla, un grido come d'uomo che tastandosi sotto i panni si trovi rubato.