«Tecla! Tecla!—e un volgere di teste, un mareggiare della gente, un moto di braccia tenne dietro a quel grido; percossa dal quale, Tecla si riscosse, e vedendosi allato i due sconosciuti, pieni gli occhi di non sapeva qual fuoco, si sentì al viso le vampe, e potè appena rispondere; «Son qui!»
Colui che l'aveva chiamata era lo zio, accortosi improvvisamente di non averla più vicina; ma primo a romperle attorno la calca fu Rocco, il quale capitando appunto, aveva riconosciuta la voce del cognato e quella della figliuola.
«Largo! largo!—gridava egli lavorando di braccia;—cognato, Tecla son qua io!—E si mostrava di subito così indraghito che guai a chi si fosse avvisato di rattenerlo; guai a chi aveva fatto male alla fanciulla; guai a quei due, che non la stringevano più, ma che non si poterono cansare, quando egli per disopra le loro spalle potè porle la sua larga mano sul capo, gridando: «è mia!»
«O chi ve la vuol mangiare?—sclamò uno dei giovani dalle male voglie, vedendosi guardato da Rocco a squarciasacco.
«So dir che sì!—rispose Rocco, cui l'istinto paterno ammoniva del vero; ma ravvisando colui per uno dei quattro, che la notte innanzi, fuggendo dalla cella del padre Anacleto, s'erano imbattuti in lui e nel signorino: «lei,—soggiunse—lei, lo so che cosa è buona a fare… ma…!—e si morse la lingua, perchè il giovane era di casato da fargli sudar le tempia. Baciò come si suol dire il bastone; e gli parve un bel che, poter uscire di quel passo colla figliuola.
La tirava così per mano fuori della folla, pallida che metteva compassione; e il cognato veniva dietro trovando scuse, ed egli a rimproverarlo con aspre parole.
Bisticciandosi, andavano verso il convento; quando a stornarli nella loro lite, videro la gente sul piazzale della chiesa far largo, e udirono sussurrare; «gli sposi! gli sposi!» Era Bianca, era l'Alemanno, con parte dell'allegra accompagnatura del giorno innanzi; che avendo desinato nella palazzina del signor Fedele, venivano adesso strascicando in quel luogo, la festa nuziale.
Tecla vide, e intelletto d'amore le fece indovinare chi fosse quella donna felice. Osò guardarla in viso, e le parve bella, ma non più della bellezza di cui aveva inteso parlare, tra la signora Maddalena e don Marco. Ne gioiva la povera giovinetta, e in quella un frate fattosi dal portichetto del convento ad incontrare la comitiva, salutò la sposa con dimestichezza, e fu da tutti salutato reverentemente: «padre Anacleto!»
Padre Anacleto! Rocco si tastò se era vivo, vedendo gaio quel frate, udito a predicare in D…, e che di certo doveva essere l'istesso, di cui aveva inteso la storia dai quattro capi scarichi la notte innanzi… Ma più fu turbato quando vide sopraggiungere di quei quattro, i due che poco prima s'erano messi ai panni della sua figliuola; e tutti inchini e rispetti a quella dama, avere da essa e dal frate strette di mano e sorrisi; come gente dabbene. A quei portamenti non potendo più reggere fu a un pelo di correre dal padre Anacleto, gridando:
«Oh che razza di frate è ella mai, che tutti i cattivi cristiani che sono al mondo gli ha per amici?»