«Voi, sì! e se io non v'interrompeva, non avreste avuto rispetto, neanco per quella innocente, che era qui ad udirvi…
«O voi—disse egli risolvendo l'atteggiamento in cui era rimasto, in una crollata di spalle stizzosa,—voi dunque che sospetti mi siete venuta a ficcare in capo…?
«Io dissi onestamente; e giusto!—sclamò la cieca; e narrò in breve il colloquio avuto coll'Alemanno, nulla aggiungendo, nulla tacendo. Il signor Fedele ascoltava, rischiarandosi in faccia man mano ch'essa diceva.
Come gli parve che avesse finito, proruppe:
«Donne! E voi volevate perdere il conoscimento per simili freddure? Via, datevi pace, cognata; andate a dormire quieta, che domattina di buon'ora io me ne andrò a D…»
E presa la lucerna, se n'andò a chiudere l'uscio da via, piantando (stava per dire al buio) la povera cieca; la quale avrebbe data la vita per poter essere a D…, per potervi andare anche camminando sopra le spine. Ma debole, infermiccia, con quella sua disgrazia degli occhi, che avrebbe fatto giù per quelle strade, di notte, se anco si fosse preso in compagnia qualcuno del vicinato? Si ritirò nella camera dove soleva dormire con Margherita, pensando che quella sarebbe stata una notte pur lunga.
L'Alemanno frattanto cavalcava di buon passo, già vicino a D… e per dire il vero aveva molto combattuto seco stesso per tenersi dal passare al convento, chiamare il padre Anacleto, e giù, senza tanti discorsi, pagargli con una sciabolata sul cranio, il servigio fatto a lui ed a Bianca. Ma quella sua smania s'era risolta in un pensare doloroso alla scoperta del primo amore di Bianca; scoperta che per lui nasceva come una nube levatasi in un bel giorno di primavera, ad offuscare il sole, quando si ha tanto desiderio di calore e di luce. E rifacendo colla memoria la vita dei mesi passati, rivide sè stesso, quale doveva essere stato da principio, allora quando preso d'amore e non essendogli dato d'avere uno sguardo dalla donna amata; s'era sentito venire addosso tanta malinconia, da non essere più quello d'una volta agli occhi dei commilitoni maravigliati. Rammentò come avesse tribolato molto per cavarsi dal cuore quella montanina, la quale aveva fatto a lui un senso, che da nessuna donna gli era stato mai fatto; e la ostinatezza in cui s'era messo per ottenerne l'amore, mentre essa non badava a lui, gli pareva adesso la maggior colpa che avesse commesso in sua vita, proprio come aveva detto alla zia Maria.
«Folle che io fui—sclamava—a non pensare che in Italia le fanciulle a diciott'anni, hanno il cuore preso da un pezzo! L'ho voluta e mi sta bene. E qual dritto ho io di rimproverare una donna perchè serba memoria d'un uomo che amò, quando i luoghi dove nacque l'amor suo, le stanno sempre dinanzi…!» In questi pensieri l'animo gli ribolliva, e penava a non lasciarsi pigliare dall'ira; ma gli tornavano nell'orecchio le parole della cieca, la quale gli avea accertato che Bianca e quell'altro non si erano parlati mai. Così gli si abbelliva a poco a poco l'immagine della donna sua; e l'amore puro da essa custodito finchè egli non era venuto a turbarla, cominciò a parergli la dote più nobile che Bianca gli avesse portato. Si sentiva quasi disacerbato; si lodava di essere andato dalla zia Maria a sincerarsi l'animo; e col capo pieno di disegni e di pentimenti, non vedeva l'ora di essere a D… per baciare la mano alla sposa e chiederle perdono.
Vi giunse che mancavano poche ore all'alba; e trovò Bianca seduta a piè del letto, in atto che pareva inconsolabile. Al vederla così mesta, egli si fermò sulla soglia un tratto; ma non potè tenersi che non corresse colle braccia tese verso di lei; e levandola dolcemente in piedi, e guardandola nel volto pallida e segnata di pianto recente, colla voce che seppe fare più dolce, le disse:
«Bianca, e non parli?