«Grazie!—disse Giuliano; e con quelle due consolazioni di sapere che sua madre stava bene, e che Mattia non era venuto a morire al convento mandato da lei; dava di volta per piantare quei due. Ma allora avvenne cosa che gli fece alzare gli orecchi subitamente.

I colpi di moschetto da cui erano stati uccisi Mattia e gli altri due miseri, avevano messo in sospetto una grossa avvisaglia d'Alemanni, che velettavano i monti di là del convento verso D…, ed erano corsi a quel tetro richiamo. Buon pei Francesi, che avevano posto assai innanzi le loro scolte, le quali diedero voce del nemico vicino: perchè appunto in quella che Giuliano era lì per allontanarsi dal frate e dal signor Fedele, che quasi gli erano cascati ai piedi dallo stupore; le schioppettate incominciarono, le fiamme si levarono alte sopra il convento cui i Francesi avevano appiccato il fuoco, e non si udirono più che grida d'Alemanni accorrenti, grida di Francesi che si ritiravano; voci di poveracci che si chiamavano tra loro fuggendo dal chiostro; e dai monti vicini, urli di villani, e persino qualche suono di nicchio marino, ma rado e restio. Parte degli Alemanni si arrestarono a spegnere l'incendio, parte inseguirono i Francesi, i quali facendo testa quando potevano, rispondevano di grandi schioppettate; e ai lampi di queste si capiva dov'erano gli uni e gli altri; e per l'aria scura solcata da tante palle era un sibilio, che pareva una zuffa di serpenti foiosi.

Giuliano non avendo più nulla a fare in quel tafferuglio, pigliò la via di C… Il signor Fedele e il padre Anacleto, sebbene non invitati, gli tenevano dietro come due bambini timorosi di essere abbandonati in un bosco; e per vigneti e per campi inciampando, ruzzolando, ma sempre alle sue calcagna, in capo a un'ora videro le porte del borgo.

Il grosso dell'esercito Francese vi era giunto sul far della sera, ed aveva posto il campo sul greto del torrente, sotto gli olmi intorno alle mura, come per stringere d'assedio la terra. E riposava sicuro, essendosi buon nerbo di cavalli spinto innanzi sulla via di D…, a fronteggiare gli Alemanni, se qualcosa avessero voluto tentare.

Per certi chiassi a lui noti, Giuliano mise nel borgo quei due paurosi; poi se ne scompagnò per cercare don Marco, col quale erano d'accordo di rivedersi la notte.

Essi non osarono ringraziarlo; ma muro muro il signor Fedele condusse il frate alla porta di casa sua. Salendo le scale, udirono damigella Maria, Margherita e don Marco che parlavano del cognato, del convento, dei Francesi che erano andati a farvi chi sa che tragedia. Esse parevano disperarsi; e il prete si studiava di confortarle, dicendo che anche Giuliano era andato laggiù, ma con animo generoso.

«Margherita, Maria, son qui! son qui!—entrò gridando il signor Fedele; e la fanciulla e la cieca si lanciarono verso di lui; e abbracciamenti e baci e lagrime mescolarono a parole d'affetto, mai più dette là dentro.

«E sono qui per lui!—proseguiva il signor Fedele:—son vivo per quel bravo giovane di D… che mi ha salvata la vita tre o quattro volte!…»

«Oh!… alla fine delle fini,—interruppe il padre Anacleto, stizzito da certe occhiate di trionfo dategli da don Marco:—lodare è bene, ma se non fosse stato colui, tanto ci salvavano gli Alemanni…

«Ingrato!—urlò il signor Fedele; e per la collera non potè manco accorgersi di don Marco, che se n'andava di quella casa, per non dire al frate le amare parole che meritava.—«Dio perdona tutti, ma agli ingrati no!»