Affrettando col desiderio, il passo lento e rassegnato dei bovi; la piccola brigata giungeva a rivedere D… avendo tra l'andare e tornare fatte le venti e un'ora. Pel campo non si vedeva più anima viva; l'opera del seppellire era compiuta; e il corpo del barone era nascosto sotto uno di quei cumuli indistinti di terra, che qua e là rendevano il suolo ineguale. Ma entrando nel borgo, pareva di capitare in un altro mondo. I Francesi avevano cavato dalle canove le grasce, le farine, i vini, tutto il ben di Dio lasciatovi dagli abbondanzieri Alemanni; e dopo aver diluviato tutto quel giorno, e fattesi ognuno le provviste per altri due o tre da venire; sperdevano la roba, che a vedere metteva raccapriccio. Torme di avvinazzati andavano ciondoloni per le vie cantando; in castello suonavano le musiche intorno all'albero della libertà, piantato dinanzi la chiesa: e i pochi abitanti, che per vecchiaia o per non aver fatto a tempo a fuggire, erano rimasti; se ne stavano turati in casa, col cuore tra due sassi.
Don Marco pensò arrivando, che le ore dovevano essere parse assai lunghe a Marta ed a Tecla; e disceso dal carro con donna Placidia, corse difilato alla casa di Giuliano, quasi senza ringraziare i Francesi della buona compagnia avuta. Appena fu sul piazzale diede un'occhiata all'atrio, e vide l'uffiziale messosi a guardia sulla cassapanca sin dal mattino, fermo a quel posto. Gli si allargò il cuore per la certezza, che niuno poteva aver turbato la pace religiosa, che si conveniva a quella casa; e diede una stretta di mano riconoscente al Francese, che entrò con lui e con donna Placidia, nella sala terrena. Là Marta, aiutata da parecchi altri uffiziali amici di Giuliano, finiva d'ornare la morta, già bella e vestita del saio, e adagiata dentro la bara. Tecla accompagnava collo sguardo l'opera della vecchia, come persona che non sa perchè sia lasciata al mondo. Don Marco stupì di vedere a quel segno la mesta bisogna; ed uno dei Francesi, che riconobbe appunto per quello da lui inteso il dì innanzi, con piacevolezza domestica parlar a Giuliano; gli si fece incontro e gli disse:
«Spero che l'amico nostro, mi scuserà d'aver fatto fare questa bara, da due dei miei soldati….
«Ma, e di Giuliano sa nulla?—-venne interrompendo Marta—Poveri noi, va a finire che da un'ora all'altra sentiamo che anch'egli è morto…!
«Oh! no…. Marta;—rispose don Marco—i forti addolorati cercano la solitudine….
«Come i leoni del deserto:—aggiunse il Francese. A cui don Marco:
«E il vostro Generale, ci concederà di fare i funerali?
«Anche a questo ho pensato:—rispose il Francese;—e il generale mi ha detto che farà onorare dall'esercito, la madre di quel valente giovane, che io gli presentai pel primo; e il trasporto sarà fatto da quattro soldati dei nostri.
«Che Dio lo benedica!—esclamò don Marco; e poi volgendosi a donna Placidia:—allora, troveremo qualcuno, che ci aiuti in chiesa a far quel poco che potremo.
«Oh! per codesto basto io:—rispose donna Placidia:—solo che mi si accompagni lassù, lasci fare a me.