Verso le quindici ore d'Italia, il carro che portava Bianca, vedova ed umiliata, alla casa paterna, giungeva sul ponte di C..; e alla vista dei Francesi che l'accompagnavano, i tre o quattro borghigiani curiosi che andavano a zonzo, cercando le notizie, si allontanarono paurosi. Don Marco ne provò la contentezza, di cui poteva essere capace il suo cuore trambasciato; e quando fu alla porta del signor Fedele, gli parve di aver finito la via crucis. Fatta discendere Bianca, aiutato da donna Placidia, la menò su per quelle scale, che essa aveva discese, l'ultima volta, felice. Ora la povera donna si lasciava tirar su da quei due, che parevano più afflitti di lei; ma quando furono all'uscio, e il prete tirò il cordoncino del campanello, e s'udì di dentro un rumor di passi, e sulla soglia comparvero il signor Fedele, la cieca, Margherita e il frate Anacleto, che s'era piantato in quella casa come fosse sua; si gettò nelle braccia del padre, quasi egli già sapesse tutta la sventura in cui era caduta, per cagion sua, e avesse bisogno d'essere perdonato.
«Che è stato? ahimè! Bianca, don Marco, come torni così? tuo marito dov'è?»—tempestò il signor Fedele, ingegnandosi di sciogliersi da Bianca.
«Il barone è morto!» disse don Marco.
«Morto!» proruppe il signor Fedele, e stese le mani come per afferrare qualcosa; diede il capo addietro, cogli occhi socchiusi; tremò: poi senz'altro che con un ruggito, cadde nelle braccia del padre Anacleto.
Allora fu uno scompiglio compassionevole. Il frate e don Marco, aiutati da qualcuno del vicinato corso alle grida, portarono il signor Fedele nel proprio letto. La cieca, Margherita e donna Placidia, trascinarono Bianca, nella camera più appartata della casa. Credevano esse che il signor Fedele si fosse soltanto smarrito, per l'improvviso dolore di vedersi la figliuola tornata a casa, in quel modo pietoso: e s'affaccendavano intorno a questa che pareva instupidita. Ma egli giaceva sul suo letto, uscito del tutto di conoscimento; il suo volto si era fatto pavonazzo, i suoi occhi erano aperti, ma nuotavano nel buio; le sue mani si facevano diacce; e del rantolo durato alcuni istanti, non gli avanzava che un filo di fiato. Don Marco, e il padre Anacleto, stavano in capo a quel letto, uno per parte; e di tanto in tanto levando gli occhi dal signor Fedele si guardavano tra loro. Ma il primo a riabassarli era sempre il frate, nel quale cominciava a entrare una gran confusione. A un tratto don Marco non perchè avesse perso ogni speranza di vedere l'infermo riaversi; ma pensando a quello che l'aspettava a D…., accennato al frate di seguirlo, si trasse con esso in disparte, sulla soglia della camera. E «padre,—gli disse dolcemente;—io vengo da D…. dove ho due morti da seppellire, il barone e la madre di quel Giuliano che ella conobbe; e torno laggiù. Mi pare che questa storia di guai non sia per finire così presto…. e se mai, le raccomando questo nostro amico. Prenda cura di questa famiglia…. lei ed io siamo oggi al nostro posto. Badiamo a non stancarci….»
Il frate chinò il capo, promettendo coi cenni di non allontanarsi da quella casa; e don Marco passò nella stanza dove erano le donne, colla sorella del pievano di D…. fattasi domestica con loro, in quel momento d'afflizione, quanto non la sarebbe divenuta in un anno. S'ingegnava di confortarle con una meravigliosa trovata, che le pareva d'aver fatto; dicendo che forse il barone era in quell'ora coi suoi commilitoni sano e salvo, e soltanto addolorato d'aver la sposa addietro, in man dei Francesi.
«No…. no…. non c'inganniamo,—disse don Marco, entrando appunto mentre donna Placidia diceva queste cose;—non ci inganniamo col rifiutare i dolori…. essi vengono un dopo l'altro, e non dobbiamo essere crudeli a noi stessi, cercando di allontanare un calice, che bevuto a poco a poco sarà più amaro. Maria, Margherita, coraggio…, alzate i cuori…. Bianca, tu sei vedova da ieri, e forse fra qualche ora sarai orfana anche del padre….»
Un urlo come di naufraghi che si veggano le acque alla gola, e sentano sotto le piante mancar la barca che affonda; potrebbe somigliarsi a quello che alle parole del prete, si levò in quella stanza. Egli non tentò neppure una parola di conforto; donna Placidia si sentì rimordere di non più trovare neanch'essa qualcosa da dire: e poichè dall'altre stanze furono corsi alcuni dei pochi venuti al soccorso; i due abbandonarono senza commiati quella casa dolorosa, per andare a quell'altra, dove sapevano da quali afflitti erano attesi.
«Bisogna farsi animo,—diceva il prete a donna Placidia discendendo:—noi due dobbiamo fare il viso fiero ai dolori, come questi bravi soldati, che non si sono mossi di qui.»
A don Marco veniva giusto il paragone, perchè i tre Francesi erano ancora col carro a quella porta; e da gente accostumata per mestiere alla dura obbedienza; pur lamentando l'indugio e il doversi stare a udire il piagnisteo che empieva quella casa; non s'erano scostati un passo. Sulle loro faccie, impresse dei segni vigorosi, stampativi dalla vita travagliata dei campi, non si vedeva punto curiosità di sapere quel che fosse avvenuto: ma dopochè il prete e donna Placidia furono rimontati sul carro, partirono mostrandosi lieti d'essere tolti da quella noia.