«Oh, signor pievano—rimbeccò Mattia mostrandosi quasi offeso: e spingendo innanzi un piede, si provò a reggersi ritto sull'altro; ma vacillò, vacillò sicchè per poco non andò a cascargli addosso.

«Schifoso!—urlò il pievano levandosi in piedi;—briaco la vigilia d'un giorno in cui potremmo morire! Levatevi di qui…, e se domani non sarete a segno, mal per voi!»

Mattia partì; e camminando tastoni per l'andito, passò dinanzi all'uscio della cucina. Placidia che stava là dentro, sospirando l'ora di poter andare a letto, e dicendo il rosario colla coroncina tra le mani sotto il grembiale; indovinò che Mattia era in disgrazia, e gli disse dolcemente: «Tiratevi dietro la porta.» Egli obbedì, e tirata l'imposta dell'uscio da via, misurò contro quella i pugni chiusi, esclamando: «Non dà un Cristo a baciare in tutto l'anno; e se si beve, pare che si beva del suo! Sta pure, che se andiamo alla guerra ti farò vedere il diavolo nell'ampolla!»

Entrato nella sua catapecchia destò la moglie, e le comandò (comandava anch'egli a qualcuno), tenesse l'orecchio all'ore, e un tratto prima dell'alba lo destasse. Poi si coricò vestito sul giaciglio, e colle tempia martellate dal vino, cominciò a russare.

Don Apollinare messosi a giacere per riposare quelle poche ore, le passò fantasticando; e stava per addormentarsi, quando squillarono i tocchi della campana martellata, a stormo da Mattia, il quale colla spranghetta al capo, aguzzava dal campanile gli occhi nel crepuscolo mattutino. Tutta la campagna era un moto di villici; là come nella valletta dove giaceva la villa del signor Fedele, come sarà stato in tutte le pievi; era un accorrere, un gridare, un chiamarsi, un suon di corni che non finiva. Il pievano balzò dal letto, e si diede attorno a vestirsi, stupito di sè stesso, perchè gli pareva sentirsi dentro un cuore di guerriero, nascosto, sino a quel giorno, a sua insaputa, sotto la zimarra del prete. Placidia venutagli in camera a vedere se gli bisognasse nulla, maravigliava anch'essa dell'aspetto sgherro di lui; ma come egli badava a vestirsi, si ritrasse vergognosa in cucina ad ammanirgli il caffè, che poteva essere l'ultimo.

«Placidia, io parto—le diceva egli venendo sin sulla soglia della cucina e abbotonandosi la sottoveste:—l'avvenire è nelle mani di Dio; voi rimarrete qui, rispettata da tutti…; e ad ogni evento, nel mio inginocchiatoio, troverete di che vivere…: ah! son pur venuti i giorni amari!»

La povera donna imbambolò, più pel suono della voce insolito ed amorevole, che per le parole; e intanto la campana continuava a suonare, e il sagrato a popolarsi, e il giorno a farsi chiaro, e l'ora della partenza vicina. Allora il pievano mandò un ragazzo a prendere il posto di Mattia sul campanile, e fece dire a costui che scendesse ad arnesargli la giumenta, e al popolo che aspettando cantasse il Vexilla.

Un urlo che parve di selvaggi tuonò sul piazzale, destando un'eco solenne dalla chiesa; poi s'intese l'inno cantato da voci gravi, diverse; e ad ogni tratto nuova gente, signori e villani alla rinfusa, si mettevano in coro. In mezzo alla folla si vedeva Mattia, che teneva a mano la cavalcatura del padrone, tastando cinghie, rivedendo ordiglioni, parlando sommesso alla bestia, quasi per darle ad intendere dove l'avrebbe portato.

Alfine, avendo bevuto il caffè, ed essendo l'ora di porsi in cammino, il pievano apparve sulla soglia del presbiterio. Aveva indosso una giubba smessa, in gamba certe brache vellose e rattoppate; e in un fagottino recava la talare, che poteva accadere d'averne mestieri. Appena fu visto, scoppiò un gran battimani; ed egli ringraziata co' cenni la folla, aiutato alla meglio montò a cavallo. Poi data un'occhiata a Placidia, rimasta alla finestra, piangente e sbalordita; tese la mano e sclamò: «Dio è con noi! Ci siamo tutti? Andiamo!»

Discesero di castello, e trovarono al piano altra gente, con armi, e forcoli e falci, cento maniere d'arnesi atti a far sangue. Le donne benedicevano dalle finestre e dalle porte; i fanciulli si mettevano in brigata, le madri li tiravano fuori sculacciandoli; e la signora Maddalena, guardando dal suo piazzale quel moto confuso, ringraziava il cielo, che Giuliano fosse lungi da casa. Vedeva quella turba irta d'armi, e quegli stendali delle confraternite drappellati come dalle braccia di pazzi, e raccapricciava: Marta, standole vicina, si doleva di non essere un uomo, per poter andare contro i Francesi; e la signora non fu quieta che quando lo stormo le uscì di vista, e la campana cessò dal suonare.