Avesse suonato a lutto tutto quel giorno, e sarebbe stata giustizia. Perchè la gente di D…, nel passare per la terricciola di R…, fu come la maledizione di Dio. E sì che il villaggio si poteva dire tutt'una cosa col loro borgo, tanto erano vicini; ma da rozzi si fa presto a diventar malvagi; e trovate le case non difese, per avere gli uomini di R…. fatta anch'essi la leva in massa verso C…; cominciarono a pigliarsi brutti spassi, spaurire le donne, mandare a male il vino nelle cantine, guastare alberi ed orti; e se don Apollinare non si fosse adoperato a rabbonirli, certo sarebbe rimasto poco da fare a quei Francesi, dei quali s'andava ad impedire la calata e se ne dicevano tante ribalderie.
Come piacque al diavolo, ripresero la via verso C…, dove arrivarono, come abbiamo veduto, che il sole era già alto. Il borgo pareva un formicaio. Vi si lavorava a più non posso a far cartocci, ad affilare vecchie armi d'ogni generazione. Di qua gli uni si facevano scrivere; di là gli altri davano carta o la pigliavano, di loro negozi, dinanzi ai notai, stando per andare tra la vita e la morte; sotto i filari d'olmi si davano le cariche ai maggiorenti, che pigliavano diletto ad essere elevati su su, grado grado, ai più alti onori della milizia, generali, colonnelli, capitani; guai al popolo se avesse dovuto provvederli tutti. Tuttavia le cose correvano onestamente; ma fra la moltitudine s'aggiravano certi ceffi, furfanti da bosco e da riviera, segnati nei libri della giustizia, e vissuti da anni mogi mogi; che adesso ripigliavano ardimento e parevano i più valorosi. Alcuni ribaldi affollavano la porta chiusa del caffè di Marocco. La moglie di costui tribolava in mezzo ad essi lagrimosa, supplicando pel marito, che poveretto stava morendo, e aveva in camera il prete che gli raccomandava l'anima. Povero Marocco! Due giorni innanzi gli avevano dato schioppo e cartocci, che stesse pronto a partire. Ma il meschino a vedere quell'arme, s'era sentito giù per la schiena come un secchio d'acqua diaccia; e fattala portar di sopra, stette un poco rannicchiato vicino al fuoco; poi levatosi in piedi pallido come un morto di tre giorni, prese la moglie in disparte, e le disse: «Tasta che cuore! Sono un uomo morto!» Postosi a letto, chiamato il cerusico, nè questi seppe trovargli il male, nè egli volle dirne la cagione; non tolse più gli occhi da quello schioppo, la baionetta del quale scintillava in un angolo della camera e gli pareva l'occhio d'un assassino. Chi l'avrebbe mai detto! Un uomo par suo, che aveva sempre avuti in casa soldati, s'era messo in capo che quello schioppo l'avrebbe ucciso; e poveraccio moriva proprio in quel punto, che un suon di tamburi, di corni, di trombe, un vociare di signori ornati di grandi pennacchi, annunziava che lo stormo dei guerrieri della religione e del trono, movevano a farla finita coi Francesi.
Movevano, ma fu gran fatica pei condottieri, montati sull'asine e sulle giumente tutte nappe e sonagliere, meglio che nella festa di Sant'Antonio. La moltitudine strepitava camminando come gualdana infernale; miscuglio di entusiasmo, di vero valore, e di grosse millanterie. Qua cantavano salmi o canzoni popolari: là procedeano silenziosi ascoltando qualche vecchio novellatore; alcuni recitavano il rosario tenendo in mano certe corone dai pippori così grossi, da poterne all'occorrenza far palle da schioppo: e su tutte quelle teste si vedevano l'armi appuntate al cielo. Erano più di due migliaia, e avevano un'aria terribile e selvaggia.
Su su a quel modo per val di Bormida, si misero nelle strette, dove il torrente rovina con voci strane, fra massi ispidi, smisurati, precipitati dall'alto a frenare la collera dell'onda, che in tempo di piena non dirompa le ripe.
Il sole andava sotto, quando i più volonterosi toccarono le vette del monte di San Giacomo, sopra il Finale. Sul mare che si scopriva innanzi, biancheggiavano vele verso Provenza, vele verso Portofino, vele per tutto il golfo; mirabile alla vista pei mutamenti dei colori onde s'andava tingendo. Quelle erano vele inglesi, napoletane e francesi, che si davano la caccia in alto; mentre molti legni sottili di genovesi avidi ed audaci, navigando marina marina, recavano provvigioni verso la Francia affamata.
Lassù i nostri battaglioni, fecero la loro fermata in sul tramonto; quasi stupiti che il sole osasse discendere come tutti gli altri giorni. Dalla vetta del San Giacomo a quella del Settepani, non si vedeva che gente, stendardi e croci; non s'udivano che grida; pareva la tregenda. Don Apollinare seppe del rettore di Montefreddo, e d'altri preti, suoi amici, venuti lassù coi popoli delle due vallate della Bormida, e ne provò consolazione. Ma quel che più gli piacque fu la notizia che i francesi non erano molto vicini, e prima d'arrivare sino a lui avrebbero avuto a sbrigarsela colle soldatesche piemontesi e alemanne. Gli parve di potersi riposare tranquillo a piè d'una rupe trovatagli da Mattia. Tuttavia l'ora della sera gli volgeva il desio; e la mente gli fuggiva al suo presbiterio, al desco, a Placidia; persino a Placidia, per la quale sentiva in quel punto un affetto mai più provato.
Mattia, intanto, sbocconcellava un po' di focaccia, e aveva intorno un capannello di compaesani, che si facevano narrare da lui le prodezze della sua vita; perchè egli era stato da giovane bravazzo ai servigi dell'ultimo signorotto d'una terra vicina a D…, e in opera di trovar costure aveva avuto gran nome. Dicevasi di lui che la mira dell'archibugio l'avesse posta bene più d'una volta; ma le erano memorie lontane più di quarant'anni; e di quelle sue ribalderie, egli ne dava carico a personaggi di fantasia, o al suo padrone. Adesso raccontava di costui la mala morte; e diceva ai villici, tutti orecchi ad ascoltarlo:
«Era un vecchio, ponete come sono io, ma robusto e prepotente. Un giorno certo giovinotto tornava da chiesa, dove s'era sposato alla più bella ragazza della terra. Il marchese si fece sulla via incontro agli sposi e alla comitiva, chiedendo i suoi diritti, i suoi diritti… «Che diritti? gridò il giovane stizzito; quelli forse d'andarti all'inferno?» E lanciandosi contro il marchese coi pugni stretti, gli diede un punzone così forte nel petto, che il povero diavolo andò ruzzoloni e precipitò in un borro, tutto rovi e sassi, sfracellato morto, che non ebbe il tempo a dire amen! Beh! mi par di vederlo!»
Qui Mattia faceva colle labbra un versaccio, come avesse posti i denti in un frutto lazzo ed amaro.
«E voi?—gli chiedevano gli uditori.