«Io? Io m'affacciai al precipizio, guardai, inchinai gli sposi: poi feci nell'aria un gran crocione, e addio vicini, mi tramutai. E venni nel vostro paese, dove mi acconciai col pievano defunto, e vi ho seppelliti mezzi, e ho fatto gran bene all'anima mia. Nevvero, signor pievano?

«Sta bene, sì, sì…»—disse don Apollinare vergognoso di vedersi usare dal sagrestano tanta dimestichezza. Ma avendo mestieri di tenerselo amico, trangugiò quel boccone.

A un tratto un gran parapiglia, un vociare rabbioso, un suono di colpi menati, in luogo più basso furiosamente, fece sorgere lui, e Mattia, e tutta quella gente che avevano intorno; ma egli con diverso animo, perchè corso alla giumenta fece atto di voler montare in sella, gridando: «I Francesi!»

«Stia, stia,—gli gridò il sagrestano—sono quei di A… che si picchiano fra loro!

«Allora datemi l'orcio dell'acquasanta, vado a chetarli!

«Che!—rispose Mattia—vorrebbe scendere laggiù a buscarne? Faccia da qui che l'acqua santa va da sè: Vede come si fa?»

E preso in mano l'aspersorio, che per volere del pievano aveva recato dietro coll'orciolino e con altre carabattole; lo agitò in aria due o tre volte, poi lo diede a lui che benedicesse quei furibondi. I quali volendo accendere i fuochi, pel freddo che faceva su quelle alture, avevano cominciato a contendere nel far legna e da ultimo a menar le mani, a strapparsi code, a scaraventare cappellacci, sino a che la pace potè tornare, che fu briga assai lunga.

Don Apollinare credette d'aver fatto col suo aspersorio assai; e venuta la notte, s'avvolse per bene nel ferraiuolo, non senza aver molto raccomandato a Mattia di vegliare. Questi gli si sdraiò vicino, facendo conto di dormire con un occhio, e di contare le stelle coll'altro: e noi lasciandogli a serenare, tirati dalla carità ci rifaremo in fretta dal signor Fedele; che non avesse ad affogare sotto quel tino, dovo l'abbiamo visto cacciarsi.

CAPITOLO VII.

Ho fatto tardi, e la carità che volevamo usare al signor Fedele, ci fu tolta di mano da quel Minore Osservante, che aveva predicato a D…. la quaresima, e che trovammo in casa al pievano. Se ci fossimo affrettati, l'avremmo visto sedere a mensa, nella palazzina, più lieto che lungo, col padrone e colla famiglia in grande dimestichezza. Ma per narrare come vi fosse venuto, converrà che io torni a parlare di quella donnicciuola della cascinaia; la quale di certo non può aver lasciato memoria di sè, salvo per la mala azione d'essersi messa ad origliare i discorsi di Bianca, il primo giorno in cui le signore erano venute alla villa. Se ne rammenta il lettore? Allora proseguiamo.