Intanto gli altri s'avviavano lentamente alla villa, dove il padre Anacleto stava colle donne, stringendo i panni addosso alla povera Bianca. Egli s'era affacciato forse la quinta volta, a vedere se il signor Fedele tornasse; quando lungi un trar di schioppo apparve la comitiva, tra le siepi di bianco spino, che facevano riparo ai campi, dove il grano vegeto di molto, mosso da un'aura dolce di primavera, ondeggiava come quei laghetti che sovente incontra di vedere, a chi cammina sulle Alpi.

Il frate chiamò alla finestra Bianca, la quale fu sollecita a correre; e additandole da quella parte, le disse: «Parlavamo testè della castellana e del cavaliero ferito in Palestina: chi ci avrebbe detto che uno ve n'era tra via, cui manca una madre, una sorella, una consolatrice; e fu ferito per nostra difesa…?»

A queste parole Margherita discese sull'aia; la zia cieca fece atto di levarsi da sedere; ma ripigliato il suo posto, annuvolò come chi ha ombra di qualche cosa.

Bianca s'era sentita a prima giunta, rappiporire la vita; poi in quelle cose che aveva intese, e in queste altre che vedeva pur allora, le parve che qualcosa di miracoloso ci fosse. Padre Anacleto, da uomo avvisato molto, le bisbigliò che bisognava fare, come la castellana, buon viso a chi soffriva; perchè la carità era la corona delle altre virtù. La povera fanciulla si mosse, si rattenne, tornò a moversi; allora egli la prese per la mano, e dicendole dolcemente: «andiamo» discese con essa.

Quale fu lo stupore del signor Fedele, quando vide Bianca venir oltre col frate; quella Bianca ch'egli temeva d'avere a scovare chi sa da qual buco, arrivando coll'Alemanno! Si sentì addosso quella gioia che fa fare ai fanciulli le capriole; e gli crebbe la forza per modo, che bastò da sè ad aiutare il barone a smontare da cavallo. Questi dal gran turbamento, si sentiva mancare, e penava a reggersi quei pochi passi: di che il signor Fedele pigliandolo a bracetto, accennò al servitore di tenersi più accosto. Quel frate che veniva incontro a quel soldato ferito; quel vecchio che menava il cavallo a cavezza; facevano un vedere assai pittoresco: ma l'occhio d'uno spettatore gentile, sarebbe rimasto fisso su Bianca, la quale tenendo nella sua la mano di Margherita; tinta d'un rossore leggerissimo in viso, stava sul ciglio dell'aia, dinanzi la palazzina; e pareva davvero una delle donzelle dei tempi antichi, nel punto che a piè del castello paterno accoglievano il corteo, venuto d'un altro feudo, a chiederle spose.

L'Alemanno si scoperse il capo, e fece un passo verso di lei, per chiederle scusa d'aver tanto osato; ma come colui che giunto su d'una vetta altissima veda il mare improvviso, ed esclama «infinito!» così egli sclamò: «Bianca!» poi tra pel patimento e pel travaglio del cuore, non vide più che un gran buio, vacillò e svenne. Felice se in quel momento avesse inteso il grido sfuggito alla fanciulla; chè sebbene fosse di pietà, l'avrebbe creduto d'amore: ma bisognò portarlo sulle braccia nella palazzina, e come corpo morto fu deposto sul letto del signor Fedele.

Durò in quello stato, che nulla giovò spruzzarlo d'acqua o dargli aceto a fiutare, quanto padre Anacleto ebbe tempo d'andare al convento, e tornarne accompagnato da un laico; il quale recava un cestellino pieno di bende e di barattoli, che pareva un barbiere. Messosi all'opera in pochi momenti ebbe sfasciato il braccio all'Alemanno, e si vide la ferita sopra il gomito, che pareva una zannata di tigre. Il signor Fedele nascose il viso tra le mani, per non dar degli occhi in quella piaga; e al colore delle carni e al sito che cominciavano a mandare, il frate rimase sgomento. L'Alemanno guardava tranquillo; e i figli del cascinaio, che correvano dalla camera alla sala per quel che bisognava; dicevano alle fanciulle intente a far filacciche, lo spettacolo compassionevole della ferita. Esse tenendo a fatica i singhiozzi, chiedevano alla zia, qual santo si suolesse pregare, in simili casi.

«San Lazzaro, San Bastiano, tutti i Santi! ma lasciatemi in pace!» rispondeva la cieca: e le fanciulle, massime Bianca, tacevano intimorite. Essa cominciava a raccapezzarcisi, in quella faccenda: e mentre era donna da aver compassione d'un moscerino, per quello straniero tribolato non provava punto pietà.

Mezz'ora di poi, il barone medicato, lasciato solo a riposare nella quieta oscurità di quella camera, pensava alla sua casa, al mestiere travaglioso dell'armi; e facendo proposito di smetterlo a guerra finita, si poneva a piene vele nei lunghi anni di amore e di pace, che avrebbe vissuti con Bianca.

Porgeva orecchio al bisbiglio che veniva dalla sala, e si studiava di scernere la voce di lei. Là il signor Fedele, lieto come un bambino alla mammella, fantasticava sopra l'Impero d'Alemagna, che quasi gli pareva d'averlo in casa: il padre Anacleto si pavoneggiava, guardato da Bianca reverente e pensosa: Margherita vicina alla zia pigliava da lei la malinconia taciturna: e di fuori s'udiva il cascinaio, il quale ammaestrato dal servitore, governava il cavallo del barone; con un occhio alla bestia, e l'altro allo scudiscio, che il vecchio teneva in mano.