CAPITOLO X.
Staccia buratta, dal convento alla palazzina del signor Fedele, e da questa al convento, siamo lì, direbbe un marinaio genovese, sempre di faccia a Pegli. Ma quello che non posso pigliar di spazio, piglierò di tempo; per dire, che in capo a quindici giorni, ognuno in quella casa, aveva intera nel viso e nei portamenti, l'impressione dell'animo in cui s'era sentito all'arrivo dell'Alemanno.
Al signor Fedele, s'era fatta una cera di trionfo; non vedeva più che Bianca, la portava in palmo di mano, era il suo occhio dritto. Damigella Maria e Margherita parevano la istoria dell'olmo e della vite; e stavano sole la meglio parte del giorno, scansando con ogni cura il padre Anacleto. La cieca aombrava più sempre, dell'avviamento che pigliavano le cose; si coricava la sera disegnando per l'indomani di dire tutto il suo cuore; ma poi taceva dalla tema di ridestare le collere del cognato; di far nascere qualche diceria sul conto della nipote; e confidando nel senno di questa, tirava innanzi. Il frate veniva sin due volte ogni giorno, e soleva passare di lunghe ore, o vicino a Bianca o al letto dell'Alemanno; il quale aveva cominciato a migliorare tanto che presto si sarebbe sentito risanato.
E Bianca? Riacquistato l'affetto del padre, non s'accorgeva di nulla, neanco dei mutamenti avvenuti in sè stessa. La solitudine patita per castigo, nei giorni andati, adesso la cercava da sè. In quell'ore solitarie le accadeva sovente di trovarsi, non sapeva nè a che nè come, vicino all'uscio dell'Alemanno; e là origliando i discorsi piacevoli del frate o del proprio padre, gioiva; e le pareva strano, ma delle tre, la voce del ferito le cercava il cuore più dolcemente. Pensava all'Alemagna lontana, ch'essa non sapeva immaginarsi diversa da quella vallicella e da quei monti, che aveva sempre veduti intorno a sè. Le città, le grandi vie, i giardini di cui udiva parlare, non potevano essere più che le vie di C…. prolungate; non più che orti come quello del convento, forse un po' meno foresti; la casa del barone poi, se la figurava come quella dei marchesi di C…, tutta sale e gallerie da trovarvisi spauriti. Egli parlava dei suoi, e più della propria madre, dando a capire come fosse di grande stato: e Bianca sentiva pietà di quella donna lontana; e come un lampo, che guizzando lascia nell'occhio una traccia luminosa, le passava dinanzi l'imagine della signora Maddalena. Già, tutte le madri sono donne di una certa età, quali più quali meno, ma tutte un po' meste; e la fanciulla s'accostumava a confondere quella dell'Alemanno con quella di Giuliano. A questo poi non pensava più, se non come ad un peccato di cui avesse fatta la confessione, e ne fosse stata assolta con qualche rabbuffo. Se alle volte l'immagine di lui si veniva a porre in mezzo a' suoi pensieri, essa penava prima di poterla scacciare; ma se ne confidava al padre Anacleto, il quale la tirava su da quelle corte cadute, e la rimetteva in via benedetta. Le ore che passava col frate l'accostumarono alla sua compagnia; nè l'avrebbe pensato mai, ma una volta ch'egli non comparve, capì che di lui non poteva fare a meno, per difendersi dalle memorie pure e dolcissime, d'altri tempi ancor freschi. Come mai non compariva, egli puntuale sempre come un oriolo, a venire, dopo aver detto messa? Che al padre guardiano fosse paruta soverchia la frequenza di lui in quella palazzina, o gli avesse vietato di tornarvi? Bianca cominciava a formare congetture e a spazientirsi, s'affacciava ogni tantino a vedere se spuntasse da qualche parte, si provava a farlo partire colla fantasia ora dalla cella, ora dalla sagrestia; l'accompagnava contandone i passi, «eccolo—diceva—dovrebbe esser qui,» tornava ad affacciarsi…., nulla. Allora ripigliava il suo lavoro, stizzita.
Un giorno essa era sola nella sala; il signor Fedele s'era recato al borgo per sue faccende: damigella Maria e Margherita, essendo assai di mattino, non erano per anco venute fuori della loro camera; ed essa poteva pensare, sospirare, piangere a suo talento, che nessuno l'avrebbe turbata. Sfaldava tela, sebbene in tutti quei giorni, delle filacciche ne avesse fatte tante da bastare ad una intera coorte di feriti; e si sarebbe detto che non pensasse, come alla fine dovesse pur venire un giorno, in cui l'ospite non avrebbe più avuto mestieri di quelle robe. E sì che sapeva come egli, da un par di giorni, cominciasse a vestirsi, e stesse in camera coll'agonia di poter fare due passi all'aperto!
In uno di quei momenti in cui stanca d'affacciarsi invano, pensava al rimprovero da farsi al padre Anacleto, un fruscio, come di sandali, le si fece sentire alle spalle; ed essa levandosi ritta, nell'atto di volgersi a chi veniva, sclamò: «bravo, il padre Anacleto!» ma facendosi nel volto di fuoco, poi come un panno lavato, chinò gli occhi quasi persona colta in fallo, e giunse le mani tremando.
L'Alemanno, pallido, col braccio sorretto da una fascia annodata sul collo, severo e quasi bello, sebbene paresse intimorito, con voce impressa di gentilezza e d'affetto, le disse:
«Ed io?…. Io le fo paura? Veggo che ho osato troppo…. Ma, o Bianca, se m'avesse visto qua dentro in questi giorni….! Essere in casa sua, sapere che era sempre lì a due passi…., mia fidanzata…., e non vederla….! Ora…, l'ho intesa sospirare, son venuto per dirle che io non posso più reggere…, e veggo che le ho fatto paura…»
«Oh no paura…! credeva fosse il padre Anacleto…» rispose Bianca cogli occhi bassi e colla voce tremante.
«Ebbene—ripiglio l'Alemanno—sono io…, sono io qui, per dirle quello che sa, ma che non ho potuto dirle mai da me…, l'amo, e le chieggo una grazia, quella di dirmi il giorno delle nostre nozze…»