Essa che già era confusa e quasi smarrita, udì queste parole, come fosse stata a camminare sul ciglio d'una rupe altissima, e un impeto di vento l'avesse investita, in punto di mettere un piede nel vuoto. Diede uno sguardo intorno a sè; e il suo pensiero urtò per tutto. L'empio che aveva amato riputandolo un angelo; il frate che si era adoperato a salvarle l'anima; la memoria dei trattamenti paterni del mese addietro; tutto le turbinò in giro, togliendole la vista d'ogni varco a scampare: e alzati un poco gli occhi in viso all'Alemanno, vedendolo in certa guisa abbellito dallo struggimento, aperse le labbra e le venne detto:

«Bisognerà sentire mio padre…

«Oh! benedetta la mia vita! Voi Bianca verrete a far meravigliare le donne delle mie contrade, comparendo un momento in mezzo ad esse! Un momento solo…, poi torneremo quassù, e vi farò signora di tutto quel che vi parrà bello…! Io farò vostro quel castello, che vedeva là dal mio letto, e in questi giorni lo riedificai colla fantasia mille volte…! E lo riedificherò per voi davvero…, vi chiameranno la castellana, ed io sarò l'uomo più felice di questa terra…! Dov'è vostro padre?

«Non è in casa… rispose a fatica Bianca.

«Non è in casa?—sclamò l'Alemanno turbato; poi sentendo dar giù quel bollore dell'animo, proseguì umiliato: «allora…. perdonatemi…. mi perdoni, Bianca, io non lo sapeva…»

E salutando modestamente, lasciò lei che non mosse; discese le scale, uscì dalla palazzina, e aprendo il petto a quell'aria pura del mattino, non più respirata da lunga pezza, temprò un poco quella sorta di sgomento in cui era caduto. «O bei colli—sclamò—patria mia dell'avvenire, io vorrei baciare ogni vostra zolla! Ma essa…, che dirà di me…? Penserà che io stetti in agguato per coglierla sola?» Questo pensiero gli fece scottare la terra sotto le piante; vagò senza badare per dove; e alla fine s'abbandonò a piè d'un filare d'avellani, forse a un trar di mano dalla palazzina.

La fanciulla, rimasta un tratto come persona che pena a destarsi; rinvenendo da quella sorta di stordimento, sentì qualcosa che poteva essere rimorso e sdegno dell'Alemanno, di sè, di tutto; ma udendo la zia che entrava in sala, fuggì paurosa in punta di piedi; prese le scale, fu alla porta della cascinaia, la chiamò a bassa voce come per un brutto sotterfugio; e corse con essa difilata al convento.

«Bianca—diceva la cieca, mestissima nell'aspetto, venendo oltre per la sala, colle mani tese verso la parte dove la fanciulla soleva stare:—ho inteso… tutto… tu dunque lo sposerai? tu ci lascierai qui sole, e andrai tanto lontana, che neanco sapremo di te se sarai viva o morta? Non ti ricordi di quel giorno, di don Marco, della signora Maddalena…? Oh tu singhiozzi…! tu non lo sposerai no, tuo padre non fisserà nessun giorno…! tu sei più mia che sua, nevvero? Vieni… vieni Margherita… (e porgeva la mano a questa che veniva dietro lentamente), vieni… preghiamola, povera Bianca… ti vogliono ingannare…

«O zia,—diceva Margherita—Bianca non v'è mica, non v'è…

—Come!—esclamò damigella Maria, corrugando la fronte; e il petto le si affannò, la gola le si gonfiò di singhiozzi l'uno incalzato dall'altro, vacillò, si resse a Margherita, e tacque.