Damigella Maria e Margherita spinte dal signor Fedele, in quella guisa brutale, nella loro camera, stavano questa sbigottita, quella così offesa nel vivo, e incerta di quel che s'avesse a fare; che si sarebbe chinata a baciare i piedi, a chi fosse venuto a darle un consiglio. E non le pareva vero che don Marco fosse passato da quelle parti, senza rammentarsi di lei, e fantasticava, e si lagnava di lui colla nipote. A un tratto si levò in piedi, e giunte le mani: «Oh guarda!—sclamò—e non ci aveva pensato. Oggi è il natalizio di don Marco, e di certo egli andò a dir messa laggiù a San Matteo. Non hai inteso la campanella, che sarà un'ora, suonava! E sì che mi pareva d'udirla dire: «vieni! vieni!» Margherita, dammi la mia pezzuola, poni in capo la tua, anderemo tanto che lo troveremo!

Margherita obbedì sollecita; e non viste nè udite dal signor Fedele, uscirono guadagnando spedite la via, che sul margine d'un rigagnolo detto dei frati, menava diritto a un gruppo di case, raccolte, come famiglia concorde, intorno ad una chiesicciuola, in fondo alla vallicella.

Là don Marco soleva andare il dì del suo natalizio, a dir messa e a pregare pei suoi vecchi; che erano stati di quel casale. I villani accorrevano dai campi e dai vigneti; reverenti a quel prete buono, che riveniva ogni anno, come la rondinella della gronda, a far sentire la sua parola d'amore nella chiesetta. Detta la messa, egli andava a far colazione con qualcuno di essi; poi se ne tornava a casa, e fino all'altro anniversario non lo si vedeva più comparire.

La cieca pensò, che il meglio era aspettarlo a un bivio, a mezza strada tra la palazzina e quel casale; e ivi si fermò appunto in quella, che egli spuntava a una svolta della via, camminando colla testa bassa, e forse pensando alla gente della palazzina, che vedeva poco discosta.

«È qui—disse Margherita, e damigella Maria si sentì dare un gran tuffo al sangue.

Appena le vide, don Marco affrettò il passo, e quasi turbato disse alla cieca: «grazie, o Maria, grazie! io da lei non mi sentiva il cuore di venirvi!

«O don Marco! in casa nostra non ci si può più vivere; ci comanda il padre Anacleto, e Bianca pare che le abbiano mutato il cuore. Venga, venga un po' lei, ci scampi tutti, per carità…

«Andiamo—disse don Marco: e Margherita che s'era tirata in disparte, e in quel mattino s'era indonnita più che non avrebbe fatto in un anno; corse a dar in mano alla zia un po' della sua gonna, come soleva, per aiutarla a camminare. Così mossero, badando essa e il prete, che la cieca ponesse a modo i piedi per quelle sassaie; e s'avviarono alla palazzina.

Bianca che non s'era più tolta dalla finestra della sua camera, gli scoperse improvvisamente. L'apparizione di don Marco, fu per lei, come se l'avessero posta dinanzi ad uno specchio, e di bellissima che era stata, si fosse vista divenuta deforme. Ripensò a quel giorno, in cui s'era andata a gittare a' piedi della signora Maddalena, in casa del prete; sentì come un'eco lontana delle parole che aveva detto quel giorno; e misurato l'abisso che già la disgiungeva da quella d'allora; provò dentro qualcosa a guisa dei fanciulli, i quali svegliandosi al buio, colti da terrore, s'affagottano nelle coltri a segno d'affogare. La sua coscienza si fece codarda; e presa da uno sgomento invincibile, si cacciò su per una scaletta angusta, e si rifugiò in una torretta, che spiccava alta sul tetto della palazzina. Alcuni colombi, che annidavano lassù, turbati fuggirono a stormo per la campagna; ed essa, pensando che quegli innocenti l'avessero in orrore, si rannicchiò in quel luogo immondo, e non ebbe il conforto manco del pianto. Fu quello il momento più amaro della sua vita; ma pur di fuggire la vista di don Marco, sentiva che sarebbe stata lassù tutta l'eternità, come in luogo di penitenza.

Damigella Maria, Margherita e don Marco, giungevano intanto alla soglia della palazzina; e questi veniva messo dentro dalla cieca, in una stanza terrena, dove nella state si soleva raccogliere la famiglia a godere il fresco.