Egli intorno a quel tempo avea meditati e abbozzati, e in parte scritti, altri carmi; non meno di sei.
Si vede dai titoli, ed è confermato da ciò che il poeta scriveva in quel tempo agli amici suoi, che negli argomenti e nella materia dei carmi c'era assai varietà; ma nessuno di quei carmi ebbe compimento; e gli squarci che l'autore ne compose andarono poi tutti a finire in un carme solo, che fu come il testamento poetico di lui. È questo il carme Alle Grazie, nel quale il poeta intendeva fin da principio idoleggiare tutte le idee metafisiche sul bello.
Glie ne venne il pensiero dal gruppo delle Grazie scolpito dal Canova; ne scrisse forse qualche primo frammento sul lago di Como quando conobbe la famiglia Giovio e s'innamorò della Cecchina, una seconda edizione dell'amore per la Roncioni; se non che questa volta il poeta avea lasciato due pezzi del suo cuore a Milano, uno in potere della Lucietta Battaglia, l'altro di Maddalena Bignami. Non so se della prima di queste due donne, che fu amata furiosamente dal poeta, ci sia qualche accenno o allusione nel Carme, come una volta sospettai; ma la Bignami rappresenta in esso una delle figure principali. Le altre due donne, che con lei formano il perno intorno al quale si aggira il poema, sono la famosa Cornelia Martinetti, che Ugo corteggiò nel suo passaggio da Bologna per Firenze, nel 1812, e la bella Eleonora Nencini, antica sua conoscenza, ch'era stata la confidente de' giovanili amori di lui per la Roncioni.
A Firenze il poeta, grande ammiratore, e nei suoi primi lavori poetici imitatore dell'Alfieri, si fece assiduo alle conversazioni della contessa d'Albany, dove conveniva il fiore delle bellezze fiorentine, la Rondoni e la Nencini comprese; e qui incantato dalla grazia, dallo spirito, e diciamo anche dalla civetteria delle più belle fra quelle signore (i poeti in ispecie sono molto facili a bever grosso in questa materia e a prendere per grazia e per ingenuità la civetteria), incantato dalla eleganza della città, inebriato dall'aria balsamica dei suoi colli, non respirando, non sognando che grazia ed eleganza, s'innamorò, s'infatuò talmente del suo carme Alle Grazie, ch'esso a poco a poco assorbì ogni suo pensiero poetico, e venne prendendo proporzioni così larghe, che d'un inno com'era in principio, diventò nell'ultimo disegno, un poema, diviso in tre inni, e ciascun inno in tre parti.
Il numero tre pei poeti, è contagioso. Tre le Grazie, tre gl'inni e tre le sacerdotesse delle Grazie.
Tre vaghissime donne a cui le trecce
Infiora di felici itale rose
Giovinezza, e per cui splende più bello
Sul lor sembiante il giorno, all'ara vostra
Sacerdotesse, o care Grazie, io guido.