¹ Chiamo il Republicano «Governo della gente onesta» perchè caddero le Republiche di tutti i tempi quando divennero disoneste e corrotte.
Il nostro Bresciano diè di piglio a una bottiglia d'Asti, che si trovava davanti, e te la infranse sul muso del prete, sconquassandogli naso, bocca, denti, e rovesciandolo svenuto sul pavimento.
«Bel colpo!» esclamarono molti dei nostri,—perchè un prete è sempre un prete, cioè un nemico dell'Italia—e più sommessa una voce s'intese pure con queste parole di vero: «Vile chercuto, almeno le tue delazioni saranno ora balbettate!» Ma il Comandante, che per la sua posizione voleva mantenere l'ordine tra l'irrequieta sua comitiva, e che come tutti i Comandanti aveva pure la sua dose di pedagogia, benchè nel fondo godesse anche lui della lezione amministrata al prete, ammonì Martino con severissimo rimprovero. Frattanto alcuni pietosi sollevarono Gaudenzio dal suolo ed il buon Ripari, chirurgo della Legione, dimenticando ogni giusto rancore contro la setta scellerata, dopo d'averlo medicato alla meglio, lo fece condurre in una stanza della Locanda, ove lo lasceremo in letto, meditando vendetta sul suo feritore e su tutta quanta quella canaglia, com'ei diceva, di scapestrati rompicolli.
Il buon umore, i brindisi, le ciarle del banchetto ebbero un termine colla catastrofe del prete, ed ognuno dei tanti che si promettevano di brindare, improvvisare, declamare poesie, diferirono ogni cosa per miglior occasione.
CAPITOLO V.
IDA
Bella come il sorriso della natura, in una serena e tranquilla mattinata di maggio.
(Autore conosciuto.)
O donna! creatura privilegiata, riverita, adorata dall'uomo di cuore—sovente manomessa dal codardo.
Angelo della vita!—L'uomo nella sua presunzione ideò Dio colle proprie forme: eppure l'Onnipotente dovrebbe avere la sembianza d'una donna, s'egli potesse aver forme. Se lo spirito deve comandare alla materia—l'intelligenza alla forza brutale—l'uomo all'elefante—la donna dovrebbe dirigere la famiglia umana.