Facendo però di necessità virtù, e non volendo lasciar l'onore al Latour di arringare il popolo, che chi sa cosa poteva succedere col suo accento straniero, il Gaudenzio dunque, riunendo tutte le sue forze oratorie, così incominciava:
«Signori! no, cittadini, volevo dire, (e qui risa e fischi) Sua Eminenza m'incarica di esporvi, che è molto disposto a concedere qualunque cosa richiesta da questa buona e fedele popolazione, ma vi prega per ora di rientrare tranquillamente nella quiete delle vostre abitazioni, che poi tutto si accomoderà alla meglio e conforme al desiderio vostro!» E qui credendo d'aver fatto un portento d'eloquenza, e vedendo la folla ascoltarlo silenziosa, si rifrancò, e con voce assai più sicura ed energica proseguì: «Sì, cittadini, col permesso di Dio e di Sua Santità S. Eminenza farà ogni bene, ed ogni vant….. (voleva dire vantaggio).—«Che Eminenza, e che Santità d'Egitto» urlava Masina con con quella sua bagatella di voce: «Corpo della Madonna! Ciocchè vogliamo è che i Volontari non partano, perchè a Venezia ce n'è di troppo; ed a Costantinopoli, ove veramente volete mandarli, potete andare voi, razza di vipere!»
«No, no!» gridava la moltitudine, ed il rumore e le ondulazioni della stessa somigliavano alla tempesta di mare.
L'astuto prete che voleva guadagnar tempo sperando, come sempre succede tra il povero popolo, che si stancherebbe e, ripigliando la via di casa, ognuno tornerebbe alle proprie faccende.
Ma non fu così questa volta, ed il popolo, suscitato dai Volontari, non si contentò delle melliflue parole del chercuto, e ricominciò con pietre nei cristalli e scosse furiose al portone. La guardia straniera che, schierata nel cortile, si trovava pronta a far fuoco, alla terribile scossa, temendo cadesse in frantumi il portone, e sognando già un'onda di forsennati all'assalto, inviò una scarica all'indirizzo del popolo, ed avendo alcune palle attraversato le parti più deboli del portone, vari feriti caddero al di fuori.
Alla vista dal sangue, i Ravennati divennero energumeni, ed alcuni operai avendo portato una forte e lunga scala da muratori trovata in un cortile vicino, il popolo ed i Volontari se ne impadronirono, la puntarono contro il portone e bilanciandola per varie volte lo colpirono con tale furia che serrature, stanghe, ripari e tutto andò in un fascio nell'interno dell'atrio.
I mercenari avevano appena ricaricate le loro armi, quando l'onda del popolo li assaliva e si contentava di disarmarli. La foga della corrente si sparse su per le scale, e in un momento tutto il palazzo fu invaso dalla moltitudine.
Il prelato ebbe la fortuna di cadere nelle mani di Tommaso Risso, valorosissimo ufficiale, ma incapace, come si disse, di offendere una mosca. Il Risso, vedendo il polputo prete in atto supplicante inginocchiato davanti a un'immagine del Cristo, lo protesse e lo difese contro chi voleva manometterlo; Latour fu meno fortunato. Masina e Cantoni avendolo raggiunto nelle vicinanze del balcone ove il Generale s'era mostrato al popolo, lo respinsero verso lo stesso, lo cavalcarono sulla balaustrata e, siccome un sacco d'immondizie, lo scaraventarono in giù colla testa prima. Per fortuna del mercenario il balcone era sostenuto da spranghe di ferro, ed egli, fatto agile dal pericolo della pelle, e potendo abbrancarsi alle stesse, e ad alcune persiane del piano terreno, potè giungere sul pavimento mal concio di contusioni, ma colla pelle salva. Essendo i più furiosi dei dimostranti nel palazzo, Latour ebbe agio così di ritirarsi nella caserma de' suoi soldati.
Per minute indagini che si facessero nel palazzo, non si potè rinvenire il Gaudenzio. Franchi n'era disperato, ed andava frugando in ogni più recondito angolo, sotto i letti, fra i depositi di carbone e di legna, pestando colle sedie alcuni mucchi di lana da far materassi che si trovavano nelle stanze delle fantesche. Gli appartamenti della Perpetua cardinalizia poi furono manomessi, frugati, rifrugati, e sconvolti da far svenire quella santa fanciulla di Sua Eminenza.
Insulti però alle donne non se ne fecero, e se qualche giovinastro un po' scapestrato si accingeva a passar la mano sulla liscia e rosea guancia dell'appetitosa favorita del prelato, i più attempati e serii dimostranti li rimproverarono aspramente.