È pure sconfortante ma vero: il solo che vuol libertà è lo schiavo! Chi vuole uguaglianza è il povero! Fate lo schiavo padrone, ed il povero ricco. Il primo sarà spesso più severo del tiranno. Ed il povero, divenuto ricco, vorrà misurare col bastone l'uguaglianza tra lui ed i miserabili suoi antichi consorti.

Eppure noi non dobbiamo disperare d'un avvenire migliore ove si pervenga a menomare i pervertitori dell'umana famiglia, neri, ciondalati o in livrea. Ma sicuramente ci vuole uno o più cataclismi, che scuotano l'umanità sino alle fondamenta e ne scaraventino alla superficie elementi più idonei al perfezionamento delle razze.

Passandomi per la mente l'educazione del popolo, in predicamento universale, come rimedio ai mali umani (e confesso, essere in fondo della stessa idea), la misantropia, figlia forse degli anni e dei malanni, mi presenta la seguente quistione: Ma gli educati sono essi migliori degli altri? I letterati, i dottori sono forse migliori delle plebi?

Oh si! io ne conosco dei buoni, ne conosco che preferiscono ogni privazione al prostituirsi davanti alle brutture della terra, ma sono pochi infelicemente. E se si volesse cercare della gente onesta non ne manca anche in questa Italia infelice.

Ma il timone della nave è guasto. Rattopparlo? È troppo marcio per poterlo emendare. Cambiarlo? Sì! cambiarlo è l'unico rimedio. Faccenda ardua, lo capisco dalla massa di corruzione accumulata tra queste belle e sventurate popolazioni.

Infine non disperiamo, giacchè al male si conosce il rimedio, la cui applicazione giunge sovente quando è meno aspettata.

La notizia della morte di Rossi a Roma e la vittoria del popolo sui mercenari pontifici troncarono quello stato d'incertezza febbrile e di pericolo permanente in cui si stava a Ravenna di venir alle mani colla truppa.

Il Governo Pontificio voleva imbarcare i Volontari col pretesto d'inviarli a Venezia, ma in realtà per isbarazzarsene. Il popolo non voleva che fossero imbarcati, allegando con ragione esser i Volontari assai più utili per difendere la linea del Po, minacciata dal vittorioso Radescky.

I mercenari consegnati nei loro quartieri, coi cannoni pronti, e miccie accese, erano disposti a precipitarsi al primo segno sulla popolazione. I coraggiosi Ravennati, poco curanti sulla minacciosa soldatesca, riunivano, preparavano fucili, e lavoravano giorno e notte per far cartuccie.

Ravenna presentava una fisonomia eccezionale: poca era la gente che s'incontrava per le strade, e quei pochi scivolavano sul pavimento come se fosse infiammato, guardandosi attorno per non essere sorpresi. Il contegno di quella prode popolazione era quale si può desiderare per le contingenze patrie dell'avvenire.