E che dovevano fare i Volontari? imberbi la maggior parte, poco organizzati, e già minati in ogni modo dal più corruttore dei Governi con agenti suoi d'ogni specie?

A Palermo, il Governo sardo, col pretesto dell'annessione, aveva già suscitato il popolo per arrestarvi i Volontari, e d'intelligenza col Borbone, che tradiva, e del Bonaparte, che inviava i suoi vascelli nello stretto di Messina, quel miserabile Governo tentava di soffocare nella culla la stupenda impresa, che doveva finalmente costituire l'Italia, aspirazione nazionale di tanti secoli, e rendere inutili gli sforzi del despotismo davanti alla coraggiosa risoluzione d'un pugno di prodi. Allora il Governo sardo ammucchia tutt'i suoi cagnotti in Napoli, e mentre inganna il Borbone con volpine trattative diplomatiche, fomenta una rivoluzione per rovesciarlo e per annientare l'azione dell'esercito del popolo dieci volte vincitore.

I destini d'Italia però la volevano costituita e contro la ferrea volontà dei Mille di Marsala infrangevansi tutte le astute gesuitiche trame del consesso dei Sanfedisti. E non credo ingannarmi dicendo: consesso dei Sanfedisti. Sotto il loro capo naturale, il 2 dicembre, poichè la meta della spedizione non si limitava certamente a Napoli, bensì mirava a Roma, e quindi a Venezia, se il popolo italiano, anzichè pascersi di ciarle e di evviva, l'avesse presa sul serio.

Meno dunque l'inesperto Francesco II, tradito dalle volpi del settentrione, che lottava debolmente per il suo trono, tutto il despotismo e sanfedismo d'Europa era contro noi; e senza saperlo l'esercito italiano andava a pugnare contro fratelli, ad impedire che si facesse l'Italia. A Napoli, spettacolo unico! sette individui dell'esercito liberatore, innoltravansi nella maggior metropoli d'Italia, ed i soldati del Borbone, stupiti da tanta baldanza, presentavano loro le armi. I Volontari intanto non erano quattordicimila mentre avrebbero dovuto oltrepassare i centomila. Le Marche e l'Umbria, la cui liberazione altro non fu che una conseguenza delle stupende vittorie dei Volontari, non ne fecero nemmeno una parola, anzi acclamarono i grandi trionfi della monarchia. Il resto d'Italia, invece d'obbligare il Governo a lasciar proseguire i Volontari vincitori, almeno sino a Roma, si trincerò nel dolce far niente, e le botteghe dei preti si stiparono di devotissima ciurmaglia, sino negli atrii e vestiboli, per rendere grazie a Dio d'aver conservato all'Italia il suo maggior nemico, la causa di tutte le sue vergogne e sciagure.

Dopo la morte del Rossi, i Volontari furono dunque accolti nell'esercito romano, ossia esercito del Papa. Ma il Papa l'iniziatore delle riforme? il Papa liberatore? Il monte Bianco va a moversi e marciare avanti, almeno così credevano i nostri stupidi concittadini. E lo vedremo tra poco scappar vestito da donna, andare a congiungersi al suo collega di Gaeta e dimandar perdono al mondo d'essere stato capace d'un'idea generosa, o d'averla finta.

Ciocchè fosse il Governo di Roma nel periodo che seguì la morte del
Rossi lo provano i fatti seguenti:

Mentre i Volontari erano accolti nell'esercito romano, sotto il nome di 1.ª legione italiana, il Governo di Roma imponeva loro di non oltrepassare i cinquecento, e quindi di sospendere l'arruolamento, ma siccome quel numero era già superato, un nuovo ordine del ministero della Guerra ordinava di non passare i mille. Di più! (non vi è trama che non fosse ordita contro i Volontari dal Governo dei preti) ordinava di lasciarli mancare d'ogni cosa necessaria, di calunniarli nello spirito delle popolazioni, dipingendoli come un accozzaglia di ladri, briganti e rotti ad ogni sfrenatezza. Nemici della religione, era il titolo più mite. Talchè dovendo essi passare per Macerata nella loro gita a Roma, questa chiuse loro le porte. Promettere loro le armi, e non darle mai, sotto uno, or sott'altro pretesto; così le vestimenta; chiamarli a Roma, ma mentre erano in marcia, farli retrocedere sulla via di Fermo; infine, accoglierli per non urtare l'opinione pubblica favorevole ai Volontari, ma fare ogni sforzo per screditarli ed annientarli se possibile. Tale era la condotta del governo.

In tali condizioni, e colla pazienza d'uomini risoluti a servire la causa santa del loro paese, la 1.ª legione italiana organizzavasi, e preparavasi all'epopea gloriosa della difesa di Roma ove, sovente vincitrice, essa doveva finalmente soccombere sotto il peso di quattro eserciti nemici, mantenendo però alto onore del vessillo italiano.

CAPITOLO XIII

LA SCOPERTA,