Sì! la confessione è l'arma più terribile nelle mani della Negromanzia. Colla confessione il prete padroneggia la donna e possiede il segreto delle famiglie. Con ciò egli serve il suo Ordine non solo, ma il despotismo, di cui è la vera polizia segreta, il più solido piedestallo. Teresa, la fruttajola era un carattere buono, compassionevole, stimata da quanti la conoscevano. Ma che serve essere buoni in questa povera Italia, ove il prete è curatore delle anime? Il prete curatore delle anime, equivale a pervertitore, e così è spiegata l'opinione del grande Astigiano, che teneva la pianta uomo in Italia per robustissima, ma suscettibile dei più grandi delitti. Così in Spagna, ed in tutt'i paesi dominati dal prete. La buona Teresa, dunque, era devota, come lo sono la maggior parte delle nostre donne del popolo, e aggravata nella coscienza per l'ospitalità data a due scomunicati (tali eran chiamati i Volontari dal Sanfedismo e dai suoi addetti), Teresa non mancò al dì seguente di andare a prostrarsi ai piedi del confessore, il parroco della Cattedrale, a chiedergli perdono ed assoluzione del suo peccato.
La povera Teresa era stata combattuta tutta la notte, tra la generosità della sua natura, e gli scrupoli, che con tant'arte ingenerano i neri nell'anima delle ignoranti donnicciuole. Infine gli scrupoli la vinsero e la trascinarono nella bottega, ove si vendono la remissioni de' peccati, a prezzi correnti, ed in ragione, diretta o composta del merito e dell'età della penitente.
Il prete, dopo d'aver udito le parole di pentimento dell'infelice donna, disse che non valeva pentimento di parole, perché il peccato era troppo grave, ma astinenza non so per quanti mesi, e recitare una infilzata di Ave e di Pater noster da far perder la pazienza a dieci Gesù Cristi. Poi, in considerazione della di lei assiduità alle funzioni religiose ed alla parola divina (cioè la parola del prete, e presto vedremo quanto divino era questo furfante), la raccomandava alla misericordia di Dio, senza però concederle l'assoluzione, ch'ei riservava per il compimento delle sue penitenze e l'espulsione della scomunicata da casa sua.
A pranzo, seduti in fronte l'uno dell'altro, don Cortlin parroco della Cattedrale, e la vecchia nostra conoscenza, Gaudenzio (che dopo la catastrofe del giorno antecedente, s'era rifugiato in casa del confratello). Tra un fiasco e l'altro d'eccellente Bertinoro, cogli occhi accesi ed il naso rosso come un peperone, impegnarono la seguente conversazione:
«Ma sai, Gaudenzio, che oggi tra le nostre stupide pecore, me n'è capitata una veramente graziosa? Una buona fruttajuola per nome Teresa mi ha confessato d'aver accolto in casa sua due di quegli scapestrati di Camicie Rosse, e che uno di essi, dopo d'essere passato per le fasi d'uno svenimento, si scoperse esser una fanciulla di circa quattordici anni, d'una bellezza rara, che il maschio lasciò la femmina in custodia della Teresa, e partì colla Legione per Roma.
«Corpo di bacco! esclamò il Gesuita, illuminandosi alla narrazione del compagno. Ma quella ragazza è un boccone da sessanta, amico mio, nonchè degna di noi, ma degna del primo prelato della Metropoli. Io non ho mai veduto forme più svelte, ed un viso! che se fossimo ancora ai tempi beati, in cui i cherubini scendevano sulla terra, io la crederei un messo di Dio!»
Cortlin, da vero corsaro pratico in tali faccende, spalancando tanto d'occhi, rispose a Gaudenzio:
«Ma questa è preda, che non dobbiamo lasciarci scappare, fratello mio; essa viene proprio dal cielo, e tanto più benvenuta e saporita, che queste nostre donne ci hanno proprio condannato alla continenza, dacchè tutta la canaglia d'Italia ha preso il fucile o la sciabola. Le femmine, accese anch'esse di spirito bellicoso, non vogliono più sapere di sottane, abbenchè noi siamo i veri liberatori d'Italia.»
«Trovato!» esclamò il Gesuita, scintillando di lascivia e di vino, e radiante per il concetto infernale, che finiva di solcargli la mente, gettò la destra sul calice pieno, e dopo di averlo tracannato d'un sorso, così continuò!
«Caro Cortlin, io già vi devo gratitudine per l'ospitalità sì generosamente concedutami, e voglio ricambiarvi col servigio della mia pratica, in quest'avventura veramente deliziosa; solo chiedo per guiderdone alle mie fatiche la mia parte di preda.»