«Chi diavolo avrà sciolto quel boja d'un prete? interrogò Zambianchi, poi ch'egli non è andato in aria legato alla sua Dulcinea?—Son io!» disse Leonida senza malizia, ma dopo d'aver udito ch'egli era stato il rapitore ed il persecutore d'Ida, il bravo ufficiale manifestò molto pentimento.
«A proposito del prete, disse Paolo: voi avrete udite le grida di salva chi può di quel valoroso soldato del Papa ch'era il Volpone! Ebbene, poco dopo io ho veduto il nero spettro del Gesuita seguire frettolosamente la stessa direzione.»
Un brivido mortale corse per le ossa della povera Ida, udendo che il suo tentatore era in salvo, ed amorosamente essa appoggiossi a Cantoni come volesse richiederne la protezione.
CAPITOLO XXIV.
FUGA A GAETA.
Pape Satan! Pape Satan!
(DANTE.)
Fu verso quest'epoca la fuga a Gaeta del più abbominevole degli impostori, ciò valse a Leonida per far dimenticare la sua colpa d'aver distrutto un propugnacolo della tutt'altro che Santa Sede.
Quella fuga avea lasciato perplesso il governo di Roma, e poco o nulla esso si occupò della narrata catastrofe.
I birri furono lasciati liberi, e si volsero alla loro vita da birri. E cosa doveano fare? Un birro nulla sa fare in questo mondo, se non se di prendere la livrea, e cader sul collo dell'innocente o del ladro, come la mannaja del carnefice. E tuttociò alla voce onnipotente di chi lo paga, poco importa se il danaro della sua mercede provenga dall'innocente o dal ladro.
Egli ubbidisce al padrone, e ciò si chiama disciplina, e sovente onor militare, principali puntelli del despotismo. Ed una spia od un birro trovano facilmente impiego in Europa, ai tempi che corrono. Così non succede in America, ove la prima dote dell'individuo è il lavoro.