DAVERIO.

Il mortale.
Non vive ei forse anche sotterra quando
Gli sarà muta l'armonia del giorno,
Se può destarla con soavi cure
Nella mente de' suoi? Celeste è questa
Corrispondenza d'amorosi sensi.
(FOSCOLO.)

La proclamazione della Repubblica Romana trovò la Legione Italiana a Rieti, ov'essa era stata inviata dal Governo provvisorio in osservazione contro le minaccie d'invasione borbonica. Alcune opere leggiere di difesa si eressero per precauzione alla frontiera che divideva il Pontificio dal Napoletano, ed il genio dei Volontari era diretto da Daverio, giovane ingegnere. Il tipo dei Manchi e dei Daveri, è preculiare all'Italia: il suo popolo, lo confesso con dolore, è corrotto dall'educazione pretina, ma come qualche volte in una notte tempestosa il navigante è rallegrato dalla comparsa d'alcuni astri, che sembrano fuggire, inseguiti dalle nere nubi che li nascondevano, così questa terra classica partorisce qua e là certe individualità speciali e privilegiate che fanno dimenticare l'abbruttimento delle masse e la malvagità di chi le deprava.—Avete osservato nel vostro consorzio degli uomini quel giovine dal volto d'angiolo, che come il sembiante ha l'anima, che nelle risse, ove di rado si trova, parteggia per il debole, che si precipita nell'onda per salvare la vita d'un naufrago, che marcia sempre tra i primi in una carica di Volontari contro il nemico, ultimo nelle ritirate, che mai non murmora per disagi o fame, che cade ferito senza un lamento, e che il giorno delle ricompense si ritrae e lascia fregiare il petto d'un ciondolo o d'una fettuccia a coloro che forse avevan veduto il nemico da lontano, e sdegna di partecipare a quelle mercedi, a quelle medaglie, a quelle croci con cui il despotismo di quasi tutti i paesi s'è fatto un baluardo, quasi inespugnabile, di vanitosi satelliti?

Ebbene, quel giovane, sì valoroso, sì bello, sì modesto, che prese parte a tutte le pugne italiane, dalle barricate di Milano, al fatale 3 giugno, ove lasciò gloriosamente la vita, quel giovine è Daverio, il Lombardo, oggi occupato alle opere di difesa della frontiera romana, presso Rieti, e che vent'anni di lotta non hanno potuto cancellare dalle vergogne italiane.

Sì! vive anche sotterra Daverio, vivono i valorosi suoi compagni caduti sulla terra romana, e vivranno e saran ricordati alle genti sino alle più remote generazioni, quando il fiume della ragione, signoreggiando l'Italia, ne lavi le brutture di diciotto secoli;—quella fascia azzurra, che circonda i monti e l'Infinito!

E chi oserebbe trovarvi un limite? Colui che di mondi seminò l'Infinito, ne segnò l'orbite e le leggi regolatrici, n'è la mente, lo spirito, l'intelligenza, l'anima,—è l'Infinito.

E l'anima mia, che penetra nelle latebre dell'Infinito, non lo può definire, ma lo concepisce, e ne regge una particella materiale, infinitamente minima, è essa stessa mente, spirito, intelligenza, parte dell'Infinito? Sì! io credo all'immortalità dell'anima, e mi compiaccio nell'idea che mia madre al mio capezzale, mio padre ed i miei cari, martiri d'una causa santa, corrispondano ancora all'affetto mio.

CAPITOLO XXIX.

IL GENERALE AVEZZANA.

Libertà va cercando che è si cara,
Come sa chi per lei vita rifiuta.
(DANTE.)