«L'astuto prete s'era introdotto nella casa di donna Rita zia di Dolores, con cui la mia bella fanciulla conviveva dopo la perdita dei genitori, ed ove io mi recava ogni giorno.

«Zabedeo però che d'ogni cosa era informato e che sapeva Dolores a me fidanzata, ed io un osso un po' duro a rodere, veniva in quella casa quando mi sapeva assente.

«Il birbante conosceva che, qual Legionario Italiano, io non poteva in quei giorni di pericolo per la nostra patria adottiva, trasgredire il mio dovere di milite. Egli quindi preparava i suoi piani di seduzione e facea le sue visite quando mi sapea di servigio.

«E di tutto ciò ero minutamente informato dalla mia Dolores, che ad onta d'esser una semplice ed innocente fanciulla, non avea mancato d'insospettirsi delle voglie brutali del negromante.

«Fu per me una terribile notte quella del 22 luglio 1847 in cui si seppe che l'esercito nemico, assediante Montevideo, dovea dare un assalto, e poi non fu che un falso allarme.

«Comunque fosse la Legione era consegnata in quartiere, pronta ad accorrere ove il bisogno lo richiedesse, e quel pugno di giovani che la componevano, avanzo di cento gloriosi combattimenti, passeggiava nel quartiere desioso di menar le mani, e la popolazione, di cui gl'Italiani meritarono la fiducia, era lieta di saperli in armi.

»In quella notte, io sergente, era stato incaricato con un picchetto della mia compagnia di pattugliare verso la sinistra della linea di difesa, non lontana appunto dalla casa di donna Rita. Con tutta la disciplina militare dei Legionari quel corpo non mancava d'aver i difetti inerenti ai volontari, cioè: certe licenze che essi, penetrati dalla santità del loro proposito in cui la meta altra non dev'essere che la libertà dei popoli, non dovrebbero permettersi. Il fatto sta che siccome tutto rimase tranquillo in quella notte, stanchi di passeggiare ci fermammo in un'osteria per bagnar il becco, ed io vi confesso la mia debolezza incaricai del picchetto il caporale, e m'incamminai verso la dimora del mio tesoro.

«Col cuore palpitante m'avvicinai alla porta e dico il vero, con un certo presentimento inquietante che m'avea preoccupato tutta la sera.

«La porta d'entrata era chiusa col saliscendi e facilmente apertala, traversai il cortile, e, pratico com'ero, m'avviai all'entrata d'un salone, apersi pure ed ivi trovai donna Rita addormentata profondamente su d'un seggiolone. La zia addormentata! e non vedo Dolores! ciò m'insospettisce. Eran le undici della sera, io non fiatavo, e mentre contemplavo la dormiente prestavo l'orecchio per qualche rumore. Un ahi! un lamento!… è la voce vibrante della mia donna, che mi sconvolge sino nell'ultima latebre dell'anima. Mi slancio verso la porta della stanza di lei! Era chiusa! Voi mi vedete.»—E qui il gigante della Liguria ergevasi da sembrar più alto d'un palmo: «Voi mi vedete.»—I suoi occhi scintillavano più del fuoco su cui s'inchinavano quei giovani nemici della tirannide grondanti di pioggia: «Con questo corpo, e non so come, io mi lanciai contro quella porta, che andò in frantumi, più presto che se l'avesse colpita il fulmine. Frantumata la porta mi trovai in presenza d'uno spettacolo ch'io vorrei scordare, ma che non posso, che mi tortura, e che mi martella l'anima spietatamente.

»Oh! se il nemico ci avesse assaltato in quella notte io avrei messo fine a questa vita di miserie ed almeno con gloria! La mia fidanzata, il mio angelo, la donna del mio cuore era distesa a terra, senza sensi, forse prostituita! e l'osceno sacerdote dell'inferno, con in mano il crocifisso, pugnale di cui vi ho narrato, e ch'io porto qui (battendosi sul cuore) nascosto,—reliquia di scelleggine e di amore!—sì, il prete tenevasi dietro del letto dell'insensata, ove s'era rannichiato all'entrata mia impetuosa.