«Temo non saremo capaci di tanto. Comunque sia ti prego a non lasciar avvicinare tanto quei ragazzi al fuoco, perchè non succeda qualche sventura.»

Tale era la risposta del grande patriota al suo interlocutore, non trascurando, mentre lo premevano alti pensieri per la salvezza della patria, la sua sollecitudine verso i monelli, ch'ei temeva in pericolo, e che pericolavano veramente nel voler troppo da vicino attizzare il fuoco alle baracche pretine.

«La Spagna, esclamava il nostro Zambianchi (anche lui intimo di Cicerovacchio e che non avea perduto una parola del dialogo suddetto), la Spagna precipitò i frati dalle finestre, son ora pochi anni, e per non aver estirpato totalmente questa gramigna si trova oggi più infratata che mai, colla guerra civile, e depressa all'ultimo posto delle nazioni. Se volessero lasciarmi curare quel cancro dell'Italia, vi assicuro che presto non si parlerebbe più di briganti, creati ed alimentati da questa canaglia e dal loro padron della Senna. Certo, non vi sarebbero più invasioni straniere e cesserebbe questa vita d'inferno, che si vive, per colpa di costoro, e di governi come loro pessimi, che li proteggono, e di una generazione d'imbecilli che li tollerano.

»Mio caro amico, ripigliava il venerando tribuno, tu hai ragione: se non si sana l'Italia dai chercuti, essa aspirerà invano a redimersi. Ma dimmi! non si potrebbe trovare il modo di reprimerli, senza ucciderli¹, per esempio occuparli allo scolo delle paludi Pontine, migliorare la condizione igienica della Sardegna, delle Maremme, infine a qualunque opera di utilità pubblica.»

¹ Quando pochi mesi dopo, gli Austriaci ed i preti fucilavano lui e i suoi due figli, Ugo Bassi e nove innocenti compagni, non facevan tante parole e considerazioni.

L'invito ed austero Romagnolo crollava il gran capo in segno d'incredulità. Egli aveva tanto sofferto nelle mani del negromantismo, che respirava vendetta da tutti i pori e vendetta di sangue! Il discorso, un momento sospeso, fu intieramente tronco da un chiarore straordinario. La gran piazza del Vaticano ne fu illuminata sino ai più reconditi siti del colonnato. Forse ciò proveniva da maggior numero di confessionali accatastati, o da qualcuno più ricco in pitture, e quindi i più incendiabile. Tale chiarore straordinario scoprì al Zambianchi, che dominava la folla di quasi tutta la testa, qualche cosa d'insolito nel vacuo del colonnato¹, ed egli si diresse a quella volta.

¹ La piazza del Vaticano è adorna d'un maestoso colonnato a destra e sinistra della porta del tempio.

Giunto vicino all'oggetto della sua mossa, egli scoprì tre individui affaccendati nell'accomodar qualche cosa sul lastrico, e benchè vestiti da borghese, Zambianchi riconobbe in essi tre servi del demonio.

Veder un prete e raccapricciare, e sentirsi il sangue montare al capo, era naturale al Romagnolo, vittima, come abbiam detto, della rabbia pretina, per esser uomo di liberi sensi ed amico del vero, quando trovava poi qualche nero fuori della via, egli temeva subito tradimenti e peggio. E qui era veramente il caso, dimodochè Zambianchi raddoppiò il passo quando si fu accertato della natura delle belve. Siccome poi questo colosso a bellissime forme, era diritto come un palo, ed aveva la spina dorsale inflessibile, quindi per compatta che fosse la folla, era probabile che i tre impostori vedessero il nostro amico sin dalla sua prima mossa.

Il lettore si persuaderà che i tre non aspettarono Zambianchi, che marciava verso di loro a passo celere. Tanto più che, come vedremo, trovavasi fra i tre un'antica conoscenza del terribile milite della dignità umana.