Zambianchi era li lì per metter la mano su quell'uno che somigliava alla visione veduta nella notte della catastrofe di San Leo. Ma sì! i tre negromanti, che avean tardato per acconciarsi certo arnese sulle spalle, scivolarono davanti al gigante da sembrar anguille. Il nostro amico indispettito di vedersi fuggir la preda raddoppia il passo e mentre toccava quasi con una mano che sembrava una palla da piroscafo, la spalla dell'ultimo fuggente, questo sparì dietro agli altri due, che spalancarono una di quelle porticine ad arazzi, ossia di stoffa che i preti usano per non esser molestati dal rumore che farebbero le porte di legno, aperte e chiuse dai fedeli imbecilli. Quella porticina dava adito a corridoj laterali del grandissimo tempio di Pietro, e Zambianchi imbarazzato nella porticina che s'era rinchiusa sul suo muso, quasi disperò dell'impresa sua. E se non succedeva quasi per miracolo una circostanza per essi avventurata, i tre preti erano bell'andati.
Ma la provvidenza voleva anche questa volta mostrare a questi nostri zucconi concittadini tutta la malizia di questi neri manigoldi del nostro paese. E con chi inciampavano i tre fuggenti nel corridojo del tempio, il lettore quasi lo stenterà a credere: ed io stesso che lo scrivo mi maraviglio sommamente di tale fatale coincidenza. Inciampavano nientemeno che con Martino Franchi, che i begli occhi di una trasteverina avean condotto in chiesa, luogo poco frequentato dal nostro spregiudicato Bresciano. I due primi lo scansarono lasciando il nostro amico stupefatto di veder portare tubi da razzi¹ in quel recinto. Ma il terzo! Dio me ne liberi! quando s'affacciò nella maschia fisonomia di Martino diede un grido di dolore e gli s'annuvolarono gli occhi.
¹ Razzi alla congreve e molto usati dagli Austriaci, e credo per spaventare gl'inesperti giovani Italiani, a cui essi mai non recarono danno. Ai preti probabilmente erano stati regalati dai loro imperiali amici questi razzi che si adoperarono nella sera descritta.
«Birbante!…» era la voce del nostro Franchi, affacciandosi al Gesuita, e l'eco, ossia la tremenda voce di Zambianchi, ripeteva a pochi passi. «Birbante!» Povero Gaudenzio! e dico anch'io povero benchè si tratti d'uno di questi malvagi neri e veramente lo lascio pensare ai lettori.
Meglio di costoro l'inferno con tutte le sue orribili scotature come è descritto da codesti adoratori del ventre e delle lussurie.
Giammai sotto l'ugne del leone o del tigre un innocente agnello trovassi a sì mal partito!
Il Gesuita fra quelle due bagatelle d'amici tremava da capo a piedi, e prima che veruna interrogazione gli venisse fatta, esclamò: «La vita! la vita!… per amor di Dio! (e ci tengono sì, alla pelle questi furfanti!)» Zambianchi e Martino con una mano ciascuno al colletto del malvivente, maneggiavan coll'altra il tubo, che avean raccolto da terra e lo contemplavano, Franchi che avea veduto gli Austriaci più da vicino disse: «Non è questo un razzo, venerando padre? ed il prete: Dio mi perdoni!… (E sempre con Dio, come se fosse roba esclusiva di questa sacrilega canaglia), Dio mio perdoni! Sì! sono razzi ed io vi conterò tutto, se mi date salva la vita.»—Ma tu chi andavi ad ammazzare con quest'istromento, sacco di delitti? diceva Martino, misurandoli il pugno sul ceffo.
Zambianchi, distratto sino a quel momento dalla vista del tubo, e seguendo l'esempio del compagno, preparavasi colla mano chiusa a lasciarla cascare sul capo della vittima, Gaudenzio era bello e spacciato, se riceveva quella pesante mazza sul cranio.
Ma Franchi più accorto, e forse più umano, esclamò: «No, amico mio, noi dobbiamo conoscer prima il filo di questa matassa. E trattandosi di prete, può esservi alcunchè d'importante per la Repubblica.
»Ove condurremo questo brigante, riprese Zambianchi: metterlo in mano dell'autorità, lo stesso vale di lasciarlo libero. Dunque? Il quartiere della Legione Italiana sembrami adeguato ad ingabbiare quest'uccello, rispose Martino.» E l'altro sospendendo il Gesuita per il colletto, e colla destra convulsa, crollandolo, gli fece mandar fuori un ahi!… che sembrava dover essere il suo ultimo, ed aggiunse: