Molte carrozze, uscite dalla città all'incontro dei Volontari, li avevano accolti tutti, e così si effettuò pomposamente l'entrata in Bologna. Uno splendido banchetto, preparato all'albergo del Leon d'oro, completava la bella accoglienza fatta ai campioni del diritto italiano e quivi essi discesero per rifocillarsi.
«Abbasso i preti! Morte ai mercenari!» urlava il popolo, mentre difilavano verso i loro quartieri i Papalini che con due cannoni e molto apparato di forza tornavano dalle Filigari, ove avevan compita la missione d'impedire ai Volontari d'entrare sul territorio romano.
«Morte ai Papalini! Mettetevi alla nostra testa, Comandante, e vedrete come aggiusteremo quella canaglia!» ed i Bolognesi non burlano quando si tratta di fatti.
Il Comandante dei Volontari, a cui si dirigevano quelle parole tripudiava di contento nel vedere quel buon popolo così risoluto, ma non volle assumere la responsabilità della strage che poteva succedere, spingendo gente inerme contro truppe straniere armate di tutto punto.—Il banchetto proseguiva allegramente, ed i Volontari, che da tanti giorni erano stati ridotti a dieta, si confortavano ora con buoni cibi e con eccellenti vini delle Romagne.
Dopo la privazione si assaporarono veramente i cibi.—E che gusto hanno essi al palato del potente che nuota nell'abbondanza e nella lussuria, e che tanto abbisogna di stimolanti per inghiottire quelle vivande, forse frutto di mala vita o di prostituzione? L'abitudine costante di pietanze delicate a profusione ed il poco esercizio rendono le vivande insipide e disgustanti. L'uomo del lavoro invece, dopo aver faticato delle ore, assapora deliziosamente un tozzo di pane,—e quanto eccellente trova un bicchiere di vino se può averlo!—e se no, egli gradisce pure un gran sorso di acqua per dissetarsi, e torna cantarellando al suo lavoro.
L'esercizio è indispensabile all'umana famiglia:—il bimbo si muove, s'agita, s'impazienta se volete trattenerlo dal moto, anche quando è incapace di reggersi sulle proprie gambe. La gioventù è un movimento perpetuo: la vitalità delle membra e l'irrequietezza del suo spirito la portano ad intraprendere qualsiasi cosa. Essa si getta sull'immensità dell'Oceano, a cercar novità, fortune, avventure; se no guai ai tiranni ed agl'impostori!… Insofferente d'umiliazioni e di ceppi, la gioventù è loro naturale nemica, e cerca ogni modo di secondare le proprie propensioni generose a menar le mani contro gli sgherri. Solo la vecchiaia si posa;—presentendo quella transizione della materia che si chiama morte, cambia d'indole e sostituisce alle passate consuetudini di caccia, pesca, viaggi, avventure, gli studi, e quello specialmente della natura. Il vecchio zoppicante, quando può cava fosse; egli si avvicina così alla terra, a cui presto pagherà il tributo delle sue depredazioni. Egli si avvicina all'immobilità del cadavere, immobile sinchè la prole di vermi ch'ei genera venga a ravvivarlo ancora. Sfamandoli—diversa dal Saturno della favola che divorava i figli—questa prole divora il genitore, sinchè, esausto il cibo, essa, il padre, i suoi frantumi e la sua polve rientrano nell'infinito materiale, da dove furono tolti dalla mano Onnipotente dell'Infinito.
La morte! quell'idea mi sorride, e fu ben provvido chi la istituiva.—La morte! livellatrice della fortuna! asilo sicuro della sventura!
Com'è naturale il fine dell'onesto figlio del lavoro, che passa placidamente coll'anima tranquilla, dopo d'aver adempiuto ai suoi doveri di figlio, di padre, di cittadino! Paragonate la fine del giusto colla morte di cotesti oppressori delle genti, che si chiamano Papi, Imperatori, Re, e la cui vita germogliò sulla fame, sulla miseria e sulle sciagure del genere umano, e mi direte poi se non è santa l'istituzione della morte!
Cadaveri! distinguetemi lo stinco del povero da quello del ricco!—il teschio del mendico, dal teschio che portò corona!
E che sarebbe di noi, se a capo della mensa del negromante e del tiranno non sedesse la morte? Se essa non porgesse la sua testa scarna tra le pieghe indorate dei serici arazzi del gineceo e dell'harem?