"Niente di più facile", rispose Giulia, a cui era diretta la domanda.
"Vicini alla frontiera come siamo noi potremo varcarla, dirigerci a
Livorno ove stanzia la Clelia e di là veleggiare per l'isola che non
è lontana.

"Io devo parteciparvi poi" (e questo riuscì gradito alla Silvia) "il matrimonio del capitano Thompson con Aurelia celebratosi nella Solitaria con semplice e patriarcale cerimonia perché là non vi son preti".

"Per la grazia di Dio!" interruppe Orazio, come in un soliloquio; poi sollevandosi su tutta l'atletica persona gettò lo sguardo verso l'estremità del bosco dal lato di ponente ed esclamò: "ma qui abbiamo gente nuova". E veramente si vedeva avanzare verso il loro gruppo un agile e robusto giovane, accompagnato da una donna a un di presso dell'età sua ma sulla cui fisionomia, malinconicamente bella, scorgevansi le traccie di patite sventure.

I nuovi arrivati eran Silvio e la sua Camilla. Il nostro cacciatore, dopo che la banda decise d'abbandonare la campagna Romana per passare a tramontana della Metropoli, volle dare un ultimo addio all'infelice sua donna che egli non poteva ristarsi dall'amare. Tornò dunque alla casa Marcello, fu accolto al solito da Fido e da Marcellino e trovò ancora la Camilla inginocchiata sulla tomba del genitore.

"Un delitto altrui può dunque così precipitare nell'afflizione per tutta la vita una povera creatura?" pensava tra sé Silvio addolorato, contemplando la prostrata giovane. "Oh Dio! rendimi la stella della mia vita!" quasi istintivamente egli esclamava fissando lo sguardo al cielo; e lei volgendosi all'esclamazione che fece vibrare le più intime fibre dell'anima sua fu in un momento nelle braccia di Silvio. Ambedue col volto nascosto nel seno l'uno dell'altra, piansero dirottissimamente ed a lungo senza poter scambiare una parola.

CAPITOLO XLVII

L'ONORE DELLA BANDIERA

I nuovi arrivati furono accolti amorevolmente e le donne che conoscevano le sventure della giovane la colmarono di carezze.

Camilla conservava ancora qualche cosa di solenne, resto dello stato di demenza in cui era rimasta tanto tempo, ma pure era tornata in senno. Un rivolgimento miracoloso, operato dall'apparizione subitanea dell'uomo del suo cuore, quell'esclamazione di Silvio a cui accennammo sopra, e finalmente quella piena di commozioni e d'affetti risentita nell'amoroso abbracciamento, avean trasformato in un essere nuovo e risanata la povera giovane.

"Io sono passato per Viterbo" disse finalmente Silvio ad Orazio, "e vi ho veduto un finimondo, che è impossibile esattamente descrivervi: I cittadini che gli affari o la necessità fanno uscire di casa non camminano più, ma vanno correndo per le strade, e cercano rifugio quando s'imbattono nella soldatesca. Le truppe, rinforzate da forte distaccamento venuto da Roma, hanno smessa la paura che li trasportò fuggendo dalla selva Ciminìa e vogliono infilzare quanti italiani vi sono sulla superficie della terra. Per attuare il loro bellicoso disegno, hanno cominciato a saccheggiare alcune botteghe e magazzini di vino ove si sono ubbriacati a morte. Le autorità pretine che volevano arginare quel torrente di canaglie furono prese a calci di fucile e fugate verso Roma coi loro sgherri che non torneranno per un pezzo"