Intanto l'ombra lunga ed opaca dei giganti della selva stendendosi verso levante annunciava il tramonto ed il sole nel suo glorioso variopinto manto stava per nascondersi oltre le onde del Tirreno quando Clelia rivolta a John che col predominio della bellezza, della bontà e della dolcezza aveva reso docile ed obbediente, e prima di sedersi l'avea incaricato delle vivande, gli disse in inglese: "Eh! amico mio, tutti questi eroi da romanzo, pare non si curino della cena e se non ve ne occupate voi credo che anche questa notte andremo a letto senza".
"Aye! Aye!" rispose l'allegro figlio dell'Oceano: ed in due salti egli arrivava a venti passi di distanza, ove gli assistenti avevano scaricato due muli che col bagaglio dei Capi portavano pure qualche cosa da mangiare.
CAPITOLO XLVIII
LA CENA CAMPESTRE
Chi è che non parteggia per la civiltà in confronto del barbarismo e della vita selvaggia? Chi non preferisce gli agi di una buona casa, fresca di state ben riscaldata d'inverno, con ogni comodo e buone vivande, un po' di superfluo alle intemperie della campagna, ai disagi e alle privazioni?
Quando si pensa: essere sì pochi coloro che godono o per meglio dire monopolizzano i benefici della società incivilita e che tanti sono i sofferenti, non si può fare a meno di dubitare: se veramente la classe povera ritrae molto profitto dalla civiltà presente. Egli è lecito chiedersi ancora, se essa può qualche volta, questa classe che pure è la maggioranza, desiderare la condizione selvaggia dei primitivi abitatori della terra tra i quali se non v'eran palazzi e cuochi, e mode, ed abiti e vivande raffinate. Non v'eran preti, birri, prefetti, esattori di tasse; non v'eran carichi insopportabili di balzelli e d'imposte, non vi prendevan i figli a servire i capricci di un despota, più o meno mascherato da liberale, col pomposo pretesto di servire la patria e di lavar le macchie delle bandiere non contaminate!
Comunque sia, una cena frugale nella foresta sulla magnifica verdura, non ancora calpestata dal piede profano e desolatore dell'uomo, seduti sui tronchi delle vecchie piante che, più del sedile, vi danno un fuoco stupendo e vivificatore, accanto poi a creature, come Clelia, Giulia ed Irene; oh! per Dio! io sono per una cena nella foresta s'anco non mi presentasse altro che frutta e caccia come qualche volta ho veduto.
Ma quella sera li c'era ben altro. Gasparo, comandante del bagaglio, e John—che ambi s'occupavano della somministrazione dei viveri—giunsero in mezzo al crocchio dei capi con una cesta ben fornita, tagliarono dei freschi ramoscelli che distesero sulle zolle verdeggianti, e vi sparsero delle vivande fredde che avrebbero fatto gola ad un Lucullo.
Alcuni fiaschi di Montepulciano e d'Orvieto fincheggiavano le vivande che condite dall'appetito, di cui erano dotati i proscritti dopo una giornata laboriosa, sparivano con una celerità sorprendente.
Giulia era in estasi! Essa per la prima volta divideva quella scena campestre in mezzo a quei cari e simpatici compagni che erano il bello ideale della sua immaginazione romantica e cavalieresca. Lì era il suo Muzio, che ella aveva indovinato sotto le vesti del mendico, che mendico essa avea amato ed ora trovava il discendente d'una nobilissima famiglia e forse il più ricco erede di Roma.