ROMA

Il due dicembre il despota della Senna, l'Imperatore-menzogna(75), il nemico di tutte le libertà, il protettore di tutti i tiranni, dopo diciassett'anni di perverso dominio colla stessa ipocrisia con cui la tenne schiava, liberò la Niobe delle nazioni, la vecchia metropoli del mondo, la dominatrice, la martire, la più grande delle glorie umane!

(75) Napoleone III (N.d.C.)

Egli fu il continuatore della vendetta universale.

Totila alla testa delle feroci sue orde conquistava Roma, la distruggeva, ne sterminava la popolazione ed era questa giustizia di Dio! "Morrà di ferro chi uccide col ferro!" Perché i romani vollero dominare il mondo? perché dalle fertili contrade assegnate loro dalla natura vollero scorrere tanta parte di mondo aggiogando sino le nazioni le più remote derubandole, disertandole?

I popoli della terra portarono per contraccambio ai loro tiranni servitù, rovine, miserie.

Il continuatore degli Attila e dei Totila non men depredatore di loro gettossi lui pure sulla facile preda e palpitò di gioia il fallace suo cuore mentre la stringeva tra le ugne!

Che bell'appannaggio al crescente principino!… Parodia del gran zio. Ci vuol altro! Alle grandi opere, si richiede un alto cuore; ed il figlio dell'ammiraglio olandese(76), sortì cuore piccino, e codardo! Eppure in tutti gli atti della sua vita, si scorge la presunzione d'imitare lo zio ma nello stesso tempo si vede la mancanza di energia, di genio per l'esecuzione.

(76) Si dice il Bonaparte III figlio di un Ammiraglio Olandese.

I barbari antichi conquistarono e fecero un mucchio di rovine della superba conquistatrice, il moderno barbaro, il devoto camuffato da gesuita, non distrusse, non ruinò, ma considerò roba propria la grande preda. Poi, indebolito dalle lascivie e dagli anni, scosso sino alle fondamenta l'insanguinato suo trono dalle fallite imprese americane ove avea tentato, il malvagio, di dare il colpo di grazia al santuario della libertà del mondo, alla grande Repubblica, edificando alle sue porte un impero austriaco per farsi perdonare dai coronati, la sua origine plebea, l'apostata della Rivoluzione, mutò in parte pensiero.