Lunga sarebbe la storia delle gelosie della badessa, che furba com'era s'era accorta della mia predilezione per le più giovani e molte volte l'avevo trovata in una irritazione tale da mettermi paura.

Infinite furon le scelleraggini da me vedute commettersi in quella casa di prostituzione durante la gravidanza ed il parto delle infelici sedotte ed il carcame delle creature distrutte appena nate è cosa da far inorridire ogni anima gentile! Dico il vero: io mi ero proposto di allontanarmi da quel luogo maledetto per non tornarvi mai più!

Ma ero destinato a pagare il fio della mia complicità a tanta abbominazione. La megera, la matrona di tante dissolutezze, sembrò aver indovinata la mia risoluzione di fuga e non mi diede tempo di eseguirla.

Un giorno: scendete Tito nel sotterraneo, mi disse, e portatemi alcune delle torce a vento, che mi furon richieste per una processione notturna. Ebbi un presentimento di sciagura, ma ardimentoso come sempre non volli dare ascolto a quella voce del mio cuore. Poi mi era balenata alla mente l'idea di profittare dell'occasione, per allontanarmi per sempre da quella cloaca.

Non avevo ancora terminato di scendere la scala della catacomba che mi sentii agguantato da quattro robusti uomini e trascinato verso il carcame che voi avete veduto e donde miracolosamente fui tratto da voi.

Eran birri, e furono inutili le mie suppliche, le mie promesse e la mia disperazione. Io doveva essere tra le vittime dell'impudicizia e dell'infamia. Ma voi mi salvaste, uomo coraggioso!" e Tito così terminando baciava la mano del suo liberatore".

CAPITOLO LXVII

SEGUITO DEL RACCONTO DI MARZIO

"Terminato il racconto del povero Tito, io avea voglia di udire qualche cosa della storia di Maria ma rifocillati di buoni cibi e scaldati dall'Orvieto, la fatica (che non era stata poca) della notte e d'una parte del giorno fece sì che i miei occhi e quelli de' miei compagni accennassero a volontà diversa da quella di udire delle storie. Anzi di lì a non molto, tutti come per mutuo consenso, cominciammo a russare al posto stesso ove eravamo seduti.

Io non so quanto tempo rimanemmo in quella posizione, so però che un fischio acuto risuonò nell'abituro e ci fece balzare tutti in piedi.