"Entrate, qui nulla manca. Eccovi prosciutto, ricotta, pane ed una foglietta(88) proprio d'Orvieto".

(88) Specie di misura romana.

"Mangiate, bevete ch'io vi guarderò le spalle da quei malandrini di
Roma. Accidenti(89) a quanti sono!".

(89) Accidenti, come già dicemmo, è imprecazione frequente in bocca
al popolo romano.

Divorammo il frugale ma abbondante e sano pasto e quel primo bisogno soddisfatto, io richiesi da Tito il racconto delle sue avventure il che egli fece in poche parole. "Io, disse, sono di Castel di Guido e di onesta famiglia. Mio padre massaio dell'immensa tenuta del Cardinale M. per consiglio dell'Eminentissimo mi mandò a Roma nel seminario all'età di quindici anni per abbracciare la carriera ecclesiastica.

Eran due anni che contra all'indole mia mi trovavo a dover fare quel maledetto mestiere ed era qualche tempo che il reverendo Petraccio direttore del seminario mi mostrava simpatia ed a dispetto de' miei compagni, gelosi della mia buona fortuna, il reverendo alcune volte mi conduceva seco al passeggio. Le passeggiate con Petraccio, sempre noiose lo sembravan meno quando con lui si entrava nel convento di S. Francesco a visitare le monache. Badessa e monache forse invaghite delle mie forme (ed era veramente bello il nostro Tito) mi carezzavano sempre e mi colmavano di gentilezze. Vi lascio pensare: che traccie di fuoco lasciassero nell'anima mia quelle visite a tante belle creature. La badessa onnipotente sull'animo del direttore ottenne e senza molta difficoltà (almeno io credo) ch'io potessi essere impiegato al servizio divino del convento facendo da secondo ad un vecchio rettore che officiava per le monache.

Non tardai ad accorgermi dello scopo cui mirava la santa matrona ed eccitato come ero per la mia frequenza fra tante donne non fu difficile il farmi peccare.

Vari mesi durò quella tresca e sotto un pretesto o sotto l'altro stavo pochissimo in seminario e coll'appoggio del Direttore potevo fare quanto mi piacea. Il Direttore alla sua volta era retto dispoticamente dalla badessa che lo lasciava liberissimo gallo nel pollaio.

D'indole tutt'altro che da seminario, sin da giovinetto ero stato appassionatissimo per la caccia e per qualunque avventura che richiedesse ardimento. Così nelle mie escursioni pei dintorni di Castel di Guido avevo scoperta l'entrata del sotterraneo che noi abbiamo lasciato e moltissime volte colle mie torcie a vento ne avevo esplorate le parti più recondite.

Io stesso aveva troncato le comunicazioni col convento e me ne servivo per introdurmivi a tutte le ore, e devo confessarlo a detrimento del pudore delle giovani suore dalle quali ero adorato.