Chi fosse alla testa del popolo nell'assalto del ponte si può indovinare. I nostri cinque, ruggendo come leoni, dopo aver consumate le cariche, avevano spezzate le loro armi sul cranio della sbirraglia e raccoltene di nuove sugli uccisi trascinavano seco il popolo e coll'esempio e la parola lo spingevano all'eroismo.
Il primo dei coraggiosi capi che morde la polvere fu l'anziano, il venerabile principe della foresta, Gasparo. Egli cadde collo stesso sangue freddo con cui si poneva a sedere all'ombra dell'antica quercia che gli servì di padiglione per tanti anni. Aveva il sorriso sulle labbra ed era beato d'aver potuto dare la vita per la causa santissima del suo paese e dell'umanità.
Un biscaino(95) lo aveva colpito nel cuore e la bella morte fu istantanea e senza dolori.
(95) Mitraglia tonda.
Silvio cadeva accanto a Gasparo, colle due coscie trafitte. Orazio ebbe l'orecchio sinistro portato via da un pezzo di mitraglia e un altro gli sfiorò l'omero destro.
Muzio fu colto da una palla nel petto che lo avrebbe spedito senza il robusto orologio inglese, regalo della bella Giulia, che andò in frantumi, ma gli salvò la vita al prezzo soltanto di una forte contusione.
Attilio ebbe sfiorata la coscia destra, la guancia sinistra e sul cranio un'incannellatura quale fa la corda sull'orlo del pozzo.
Troppo era l'eccidio del popolo, troppi i caduti e dopo tre cariche consecutive quella brava gente fu costretta di retrocedere.
Orazio caricatosi Silvio sugli omeri lo trasportò nella prima casa accanto al ponte ma giuntavi la soldatesca, il prode amante di Camilla vi fu trucidato e fatto a pezzi.
Ugual sorte ebbero donne e bambini e molta gente inerme caduta nelle mani di quei degni soldati dei preti.