Il povero popolo di Roma era docile alla direzione di quei forti e domandava armi e d'armi ne erano state inviate molte da ogni parte d'Italia ma questo Governo di Firenze, esperto in ogni umiliazione e malvagità ed espertissimo nel fare il birro, avea avuto lo scellerato talento di fermarle tutte, in guisa che di pochissime quei di dentro potevano disporre.

Si aggiunga il tradimento che si preparava a questo popolo infelice: istigandolo a fare alcuni tiri di fucile anche all'aria poiché sarebbe bastato, si diceva, per far volare l'esercito italiano dalle frontiere e si avrà un'idea dell'infernale perversità con cui da Firenze s'ingannava il popolo di Roma e gli eroici suoi amici.

E i tiri di fucile li fecero i poveri Romani e si batterono senz'armi per le strade contro l'immensa soldatesca ben armata e birri e preti e frati pure in armi e fecero saltare una caserma di zuavi con una mina e col solo coltello pugnarono da disperati contro la famose carabine dei mercenari.

In Trastevere s'eran riuniti i nostri vecchi conoscenti, Attilio, Muzio, Orazio, Silvio e Gasparo, e con loro tutti quelli dei trecento su' quali la polizia non aveva ancora posto le mani(94).

(94) Si facevano ascendere a diecimila i patriotti arrestati in Roma in quest'ultimo movimento, dal paterno Governo dell'angelico.

Il popolo avea trovato capi atti a guidarlo e vi fece il suo dovere.

Alcune delle vecchie carabine da noi conosciute nella campagna di Roma facevano atto di presenza nelle robuste mani di Orazio e de' suoi compagni e servivano d'efficace aiuto al nudo coltello dei trasteverini.

Birri, carabinieri, zuavi, dragoni, in un fascio, colpiti da tegole, stoviglie e arnesi gettati dalle finestre popolane, dalle coltellate del popolo e da alcune poche carabine e fucili, precipitavano la loro fuga nella Lungara verso Ponte S. Angelo e vi furono spinti persino oltre il ponte. Ma questo era infilato da una batteria di cannoni, sostenuta da un reggimento intiero di zuavi e quando il popolo frammischiato ai nemici che inseguiva si affollò sul ponte, il comandante dei clericali, degno seguace di Torquemada, ordinò il fuoco e le sei bocche della batteria e i fuochi di linea della fanteria concentrati sul ponte fecero un vero macello di popolo e di birri.

Che importavano a Sua Santità le membra sparse de' suoi fedeli e compri scherani? Il denaro dei traditori d'Italia era pronto per comprarne degli altri, quel che sommamente importava, era di ammazzare il maggior numero possibile di ribelli.

E molti ribelli pagarono colla vita il loro nobile slancio su quel ponte fatale, tanto più che nella sublimità dell'entusiasmo il popolo tornò per tre volte all'assalto e per tre volte venne respinto dalla grandine fitta di mitraglia e di palle da carabina che vomitavano i difensori del negromantismo.