Davanti alla stupenda colossale figura del Mosè(16) passava ore intere in contemplazione. La impronta di grandezza su quella fronte e l'atteggiamento maestoso le sembravano inimitabili e sovrumani.

(16) Il Mosè di Michelangelo Buonarroti nella chiesa di S. Pietro in Vincoli.

In Roma ella avea scelto il suo domicilio, in Roma avea trovato il pascolo necessario al sommo suo genio, all'immenso amor suo del bello. In Roma avea deciso di vivere e morire, perché non avrebbe potuto strapparsi per un giorno solo a tutti quegli oggetti della sua idolatria.

Giovane, ricca, nata e cresciuta nella bella e lieta Inghilterra, come poteva Giulia separarsene per sempre e per sempre abbandonare amici e congiunti che tanto l'amavano? Che volete! Essa aveva trovato il suo Eden tra le macerie e sotto la toga cenciosa del nostro mendico aveva scoperto colla sua immaginazione esaltata il tipo della fiera razza degli antichi Quiriti.

Nello studio di Manlio ov'ella si recava sovente, s'era incontrata con
Muzio, il quale posava davanti alla creta del maestro.

Che importava a Giulia la bassa condizione di lui! Non v'era forse su quella fronte l'impronta che cerchereste per eleggervi un capo, un protettore, un amico? In quel portamento v'era tutta la maestà ch'essa tanto ammirava nel suo idolo di marmo.

Infine, mendico o non mendico, Giulia amò Muzio dal primo istante in cui lo vide. Era povero? E che importava a Giulia? Se la povertà è un marchio d'infamia per il volgo del tanto per cento, così non è per il genio. Ma infine i ricchi sono essi la miglior pasta dell'umana famiglia? Dalla stessa storia del nostro povero Muzio sembrerebbe di no.

E Muzio amava Giulia? Muzio avrebbe dato l'universo per essa, ma giammai egli avrebbe ardito di manifestarle l'affetto suo.

Una sera due soldati stranieri avvinazzati assalirono la nostra gentile inglese nella Lungara quando soletta tornavasene dallo studio di Manlio ed a forza volevano trascinarla con loro. Quello fu il più bel momento della vita di Muzio che aveva seguito da lontano la bella straniera; egli ferì ed atterrò l'uno: l'altro si diede alla fuga. Da quella sera il suo pugnale gli era diventato sacro e Giulia da quella sera non fu più insultata per la via.

Il giorno stesso nel quale le donne di Manlio avevano stabilito di recarsi al palazzo Corsini, Giulia ascendeva il Gianicolo per fare una visita allo studio di lui. Da un giovine allievo sapeva la dolorosa storia del maestro, seppe della gita delle donne ma non potè sapere quale fosse il vero motivo della disgrazia.