Mentre stava meditabonda e perplessa sullo strano caso, capitava Attilio e da lui uditi i particolari della faccenda non dubitò un momento che l'intrigo disonesto non fosse opera del porporato.

"Bene!" disse ad Attilio la giovane straniera, "da quanto odo le donne uscirono per chiedere in grazia la liberazione di Manlio. Non c'è un istante da perdere. Io ho accesso al palazzo Corsini, spero prima di notte potervi informare d'ogni cosa". Così parlando, e senza meglio chiarire i suoi disegni, accomiatossi.

Il nostro Attilio stanco dai disagi e dalle fatiche della notte, disperato di non trovare in casa la sua Clelia, sedette per interrogare con più agio il giovane Spartaco su cosa per lui di tanto interesse.

CAPITOLO XIV

SICCIO

Tornando ancora al 1849 ed alla scena fatale in cui il nostro povero Muzio all'età di due anni fu derubato del suo patrimonio a beneficio della Compagnia di S. Vincenzo di Paola, ricordiamo ancora che un servo di casa, Siccio, aveva introdotto quel furfante di Don Ignazio con tale piglio che abbiamo creduto necessario doverlo notare.

Siccio era il più antico dei famigliari di casa Pompeo; in quella casa era nato, era stato beneficato in varie circostanze da' suoi buoni padroni ed amava l'orfano Muzio con affetto di padre.

Buon uomo ma non molto astuto diffidò tuttavia delle mene del paolotto e della sua complice, ma in Roma, al curatore delle anime, al medico spirituale, al confessore della padrona di casa, chi ardirebbe fare uno sfregio?

Ai preti importa troppo la confessione, e per ciò sanno circondarla di particolare prestigio.

La confessione! quell'arma terribile del pretismo, elemento primo delle sue seduzioni, veicolo per cui esso giunge al conoscimento d'ogni cosa, spionaggio infernale ch'egli esercita massime sul sesso debole per il quale egli può signoreggiare ancora, benché disprezzato e maledetto, la maggior parte del sesso più forte!