Non fu però facile impresa. Clelia si dibattè con tanto furore che il demonio di prete e l'eunuco avevan già le mani intrise di sangue quando si fece innanzi anche il corpulento e dissoluto ausiliario. I tre riuniti finirono a domare la povera fanciulla, disarmarla e condurla scapigliata in un'alcova attigua alla stanza, alcova senza dubbio destinata a tali oscene nequizie.

Chi ha letto la storia dei Preti ricorderà che un Farnese, figlio di Papa, turpemente violò un vescovo di Fano di cui s'era innamorato facendolo tenere dai suoi scherani. Che cosa ci sarebbe di strano adunque, se lo stesso spediente si usasse con una femmina? A tanto si preparavano questi servi di Dio contro la svenuta, sventurata fanciulla!

In quel mentre però un baccano d'inferno s'intese di fuori, un urto terribile sconficcò la porta e in mezzo alla stanza furono visti piombare due uomini il cui volto avrebbe fatto impallidire il demonio. Eppure eran bei volti quelli! belle fattezze! ingigantite da quel sentimento sublime che crea gli eroi!

Attilio fuori di sé, corse all'amata fanciulla e forse i malandrini profittando di quell'errore avrebbero potuto svignarsela, che, lì era Muzio solo, freddo e solenne, girando lo sguardo tagliente sui tre atterriti. Dopo un momento entrava Silvio, all'arrivo del quale, Muzio, additandogli la porta, "Nessuno esca" disse.

Poi col pugnale alla mano ordinò, pena la vita, al prelato di coricarsi boccone. La stessa ingiunzione fece ai due complici; quando furono in quell'attitudine, tirò fuori una corda e cominciò a legare il più grasso colle mani di dietro. Chiese poscia ad Attilio altra fune e legò Gianni. Il Monsignore riservò per ultimo e mentre stringeva il legame tanto da stritolare le ossa degli scellerati, un maligno sorriso sfiorava la bella bocca del mendico.

Ahi! gridava il prete, mentre Muzio stringeva; e quegli: "Perverso! non gridavi ahi! nella notte in cui hai derubato un orfano delle sue sostanze e lo riducevi alla mendicità. Non mormoravi ahi! quando portavi le vergini infelici a questo infame stupratore!".

Non voglio nauseare chi legge con tutte le bassezze, le giustificazioni, i giuramenti, le preghiere di questi tre perversi, per aver salva la vita. Invano! troppo sanguinose eran le ingiurie ricevute dai nostri tre amici e troppo prezioso l'olocausto dei tre mostri alla libertà di Roma. Clelia, Camilla, Manlio, vittime loro, dovevano essere vendicate. Colle mani legate dietro alla schiena ed una corda al collo, uno dopo l'altro, i tre malfattori presto penzolarono fuori della finestra della stanza di un'altezza di due piani dal terreno, ed al far del giorno, nella folla che si riuniva a contemplare l'orrendo spettacolo, una voce s'udì risuonare dicendo: "Così, devono finire coloro che in quindici secoli di menzogne, di corruzioni e d'inganni hanno ridotto la Metropoli del mondo una cloaca".

CAPITOLO XVIII

L'ESILIO

Era la mattina del quindici Febbraio, e la campagna di Roma era illuminata dai primi raggi del sole.