Questi superbi figli di Roma hanno capito e sentono che per Io schiavo non v'è pericolo, non v'è impresa difficile quando si consideri la vita quale l'hanno resa i tiranni: un disprezzevole arnese.

L'anima di questi prodi è tranquilla come alla vigilia d'una festa, il loro cuore batte, ma di speranza, ma di desiderio che venga presto l'ora di menar le mani e l'ora non è lontana! Essi passeggiano per la Longara aspettando le dieci, ma non passeggiano insieme perché il governo dei preti vieta le riunioni.

"Saranno riuniti all'opera!".

Nel palazzo la triade de' perversi col pretesto dell'interrogatorio aveva separate le donne e lasciata sola la Clelia. Questa, prevedendo inganni, traeva dalla capigliatura un pugnaletto che si usa portare dalle donne romane e dopo d'averlo considerato ed assaggiatane la punta, lo nascose alla cintura sotto le pieghe del vestito. Clelia era degna di coloro che anelavano alla sua liberazione.

Dopo le nove il prelato, adornata la persona nel modo ch'egli credeva più ricco ed attraente, si accinse all'assalto della fortezza (così chiamava lui le sue seduzioni infami). Aprì dolcemente la porta della stanza ove si trovava Clelia, biascicò un "Buona sera, signorina", a cui con voce piuttosto disdegnosa rispondeva la Clelia: "Buona sera".

"Mi scuserete se vi ho trattenuta per tanto tempo in questa stanza, ma—soggiungeva con voce melliflua il volpone,—volevo proprio io stesso venire a congedarvi ed annunziarvi che qualunque cosa sia successa a vostro padre sarà da me dimenticata.

Volevo poi che sapeste, bellissima fanciulla,—continuava a dire l'infame—ch'io non vi vedo per la prima volta e che da quando vi vidi io arsi per voi dell'amore il più puro".

Nel terminar questo astuto discorso, trascinando la serica sottana, il tentatore si avvicinava a Clelia. Ma questa, inarcando certe ciglia leonine, si mantenne tra un tavolino ed il prelato a cui sarebbe stato impossibile poterla raggiungere s'anco fosse stato agile e svelto al pari di lei.

Invano egli la supplicò, adoperando tutte le lusinghe di cui era capace. Sempre più fieramente le rispondeva la nostra eroina, laonde, furioso il prete che vedeva scorrere il tempo senza approdare a nulla tornò alla porta, fece un segno e comparivano in suo soccorso Don Ignazio e Gianni.

Accortasi del pericolo di dover lottare contro i tre, Clelia trasse risolutamente il pugnaletto e mentre furibonda e con voce commossa esclamava: "Piuttosto m'immergerò questo ferro nel cuore" il maledetto vecchio, ladro delle sostanze del povero Muzio, s'andava avvicinando in modo da poter lanciare la sua mano di falco sulla destra della fanciulla, che strinse come una tenaglia. L'eunuco alla sua volta dalla parte sinistra la raggiunse e tra i due tentarono di domarla, disarmandola del pugnale.