"Sicuro—aggiunse Muzio—e frattanto io andrò ad avvisare Silvio che si trovi pronto coi compagni nelle vicinanze del palazzo. Non ti muovere sinché io non sia di ritorno".
Noi sappiamo quanto il povero Muzio amasse la bella straniera, pure un'ombra di sospetto, di gelosia, non annuvolò la sua fronte al lasciarla così sola in compagnia dell'avvenente suo amico. E Giulia, sola col più bel giovine di Roma e sì giovane e bellissima lei stessa, non correva pericoli? No! l'amore di Giulia per il suo Muzio, era di pura e forte tempra, amore che non s'altera, che non muore, che non cambia per cambiar d'età o di fortuna. E poi Muzio era infelice e questa qualità assai più caro lo rendea alla generosa.
CAPITOLO XVII
LA GIUSTIZIA
Giustizia! santa parola, prostituita, derisa dai potenti della terra! Cristo era inchiodato sulla croce per mano della giustizia, Galileo dalla giustizia posto alla tortura. E non sono la giustizia, l'ordine, le leggi, che governano questa babilonia che si chiama Europa civile?
L'Europa! ove chi fatica muore dalla fame e gli oziosi nuotano nell'abbondanza e nella lussuria, ove poche famiglie signoreggiano le Nazioni e le mantengono in un perpetuo stato di guerra colle altisonanti parole di patriottismo, lealtà, onore della bandiera, gloria militare, ove una metà del popolo è schiava e l'altra metà fa giustizia, bastonando gli schiavi quando hanno l'ardire di lamentarsi!…
Sovente un po' di "giustizia-pugnale" o "giustizia-carabina" rompono la monotonia delle giustizie legali, ed allora si grida all'assassinio. Orsini(19) assassino è decapitato, e Bonaparte che assassinò nessuno a Parigi, a Roma, al Messico, è un magnanimo! e che so io!
(19) Felice Orsini giustiziato a Parigi per aver attuato un sanguinoso attentato alla persona di Napoleone III il 13 gennaio 1858
Qui però si prepara giustizia, vera giustizia, sia essa fatta col pugnale o col cannone, mentre là in quella tana di iene sollazzano, banchettano i depredatori delle sostanze del povero, i depravatori di una nazione di venticinque milioni.
Là nel Palazzo Corsini stanno Procopio ed Ignazio che noi conosciamo e di cui conosciamo i delitti, e qui fuori, pronto a fare giustizia degli scellerati stanno Attilio, Muzio, Silvio e venti compagni dei nostri trecento.