(18) Buffone deforme nel campo dei Greci all'assedio di Troia.

La bellezza del capitano, suscita più entusiasmo nei militi, più timor nei nemici. Infine, comunque sia, è una gran fortuna il nascer belli, ed in questo, come in tante altre cose, non si capisce perché l'Onnipotente sia stato prodigo con gli uni, avaro con gli altri, si direbbe quasi capriccioso.

Quante mortificazioni un povero diavolo deve soffrire se ha la disgrazia di essere deforme! Che smorfie! che sogghigni da ogni parte! Non beato dal sorriso delle belle (e meno ancora delle brutte, le quali, o mancano dell'istinto di compassione o temono, mostrandosi generose, d'essere sospettate richiedere per se stesse il ricambio affermando la propria deformità) gli si fa sentire la pietà a traverso un'umiliante protezione e quando non s'aggiunge qualche satira o beffa di begli spiriti è una fortuna per il poveretto.

L'oro solo mitiga alquanto le deformità del corpo.

Intanto con aria di trionfo, e contento di sé, passeggia da dominatore nella folla, colui che senza merito proprio ebbe dalla natura forme prestanti e forse bello spirito.

Sarà calcolo, sarà sorte, sarà capriccio di chi poteva far meglio?

Giulia, che Attilio e Muzio avevano aspettata per aver notizie della famiglia di Manlio cominciò: "Sì! esse sono in casa Corsini; quell'indecente Procopio lo ha negato ma voi sapete in quella tana di vizi quanto sia facile di coprire ogni cosa coll'oro".

Attilio si alzò, fece un moto d'impazienza come volesse partire, passò la mano sulla fronte, poi come pentito di quella manifestazione tornò a sedere.

Giulia che lesse nell'atto d'impazienza del giovane qual vulcano bolliva in quell'anima ripigliò:

"Attilio! vi bisogna più che mai conservare il vostro sangue freddo. Vi sarà necessario per liberare la vostra fidanzata dagli artigli di quell'avvoltoio. Ora è troppo presto. Voi dovete aspettare almeno sin dopo le dieci per tentarlo".